Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


8-9-10 IX 2017 – Quarantenna1 Festival

I postumi si fanno sentire, perché se di questi quarant’anni sei stato parte di una decina abbondante, in tre spezzoni e con uno stop lungo circa 9 fra la seconda e la terza volta, vuol dire che non sei più un ragazzino ed anche se dicono che l’importante è essere giovani dentro, io in particolare oggi, capisco che era più facile quando lo eri anche fuori.

Quando sono rientrato venerdì sera e prima di andare a letto ho visto sfuggire sullo specchio la mia immagine, non ci potevo credere. Non è quello che vedevo quando poco meno di 20 anni fa tornavo a casa dopo la serata all’Oasis. Ci sono rimasto un po’ male, ma poi ho anche pensato che giustamente la nostalgia è bella finché dura poco e mi sono affrettato a svenire sul letto con ancora le orecchie piene delle schitarrate dei Rage Against the Machine e dei sibili di “The Higher state of consciousness” di Josh Wink.

La giornata era stata davvero lunga, fra gli impegni di lavoro e della famiglia e arrivo in Via Cameazzo a Fiorano un po’ provato. Sono solo le 21, ma c’è già un discreto giro di persone che iniziano a mettersi in fila per le tigelle e le birre. Il tempo, nonostante le previsioni sconfortanti, pare reggere e la temperatura è gradevole anche se siamo immersi nella campagna.

Piano piano l’area si riempie ed ecco il primo live della rassegna, con Lomas che attaccano duro e non mollano la presa. Io giro di qua e di là, mi sento salutare e a volte non capisco da chi. Uno mi prende per un braccio e mi dice che è felice che io sia ancora vivo: lo dice come se a suo tempo mi avesse giurato i più brutti accidenti ed ora è sollevato nel vedere che le sue maledizioni, forse un po’ esagerate, solo per non avergli messo il suo pezzo preferito dei Less Than Jake, non sono andate a buon fine. Sorrisi, pacche, ma resiste anche qualche sguardo trucido per vecchie ruggini che mai si sono risolte: non sarebbe rock’n’roll. Sembra stupido, ma va davvero bene così.

Qualcuno si lamenta per le file e in effetti lo staff capisce subito che si è sottovalutato il numero di possibili partecipanti e così bar e casse sono in perenne sofferenza. Qualcuno va e torna, arrivano furgoncini pieni di birre e…anche questo è rock’n’roll. Va bene così, ma sul serio. Chi si arrabbia ha ragione, ma se lo perde: il rock’n’roll!

La Paolino Paperino Band carica ulteriormente l’atmosfera e snocciola le canzoni del presente, ma soprattutto del passato, con note che per la prima volta incontrai sul finire degli anni ’80 in magnetica riproduzione di Musicassetta, dalla copertina fatta in casa. Fra poco tocca a me e non sono agitato: non lo ero nemmeno tanti anni fa agitato prima dei Dj set, lo sono sempre stato di più dopo, ma prima no. Comunque fremo, che inizio proprio ad averne voglia che arrivi il mio turno. Quanti Dj set ho fatto in vita mia? Centinaia…migliaia? Troppi, comunque e tutte le volte potrebbe o forse dovrebbe essere l’ultimo.

Salgo e fra gli spostamenti volanti della consolle, inizio a macinare il passato. Provo a dare una dritta più “storica” e “didascalica”, ma leggo nella pista la voglia di andare giù pari e senza troppe seghe sulla completezza storica del set. Lascio fuori tante di quelle cose imprescindibili, che mi viene il magone, ma la pista salta e si scatena, grida, canta, applaude. Fare il Dj non è fare il Juke Box: vuol dire fare delle scelte ed io sono costretto a farne una ogni volta che metto i Korn, invece che gli Smiths o i Chemical Brothers invece che i Ramones. Così per due ore e mezza. L’entusiasmo e la felicità dei più mi dicono che tutto sommato le scelte non sono andate male. Con Wink sguardo al cielo e un lacrimone, coi Sangue Misto si canta una ninna nanna collettiva. Un bagno di affetto, felicità e musica che può smarrire e confondere anche il più cinico e navigato Ex Dj, quale mi tocca ammettere di essere. Navigato mi pesa più di Ex che ne è solo la diretta conseguenza. Poi la musica si spegne, e solo il giorno dopo saprai che c’erano veramente tutti, anche se purtroppo non hai avuto modo di vederne che una piccolissima parte.

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Il sabato, ancora carico di adrenalina, passo dagli studi della radio, prima di tornare a fare il papà, obbligo che questo fine settimana, a causa di una congiunzione astrale sfortunatissima, m’impedirà di partecipare in maniera completa alle altre serate del Festival.

Avvenimento a cui non mancherei per nulla al mondo è però l’inaugurazione della Soneek Room – Fonoteca Massimiliano Teneggi di Spezzano. Sono le 17 ed eccomi in un altro tuffo nel passato. Sono tante le facce che non vedo da anni e alcune che incrocio solo sporadicamente. Qualche bimbo per mano e alcune rughe, meno capelli in testa e qualche pancia più grossa, ma siamo sempre quelli. Siamo in tantissimi e la graziosa stanza viene visitata in una sorta di processione. Ci tornerò a breve, lascio posto quasi subito, anche perché The Last Time mi sta facendo venire su il magone e mettersi a piangere in mezzo a tutta quella gente e di fronte ai miei piccoli figli, non mi pare una buona idea.

Nella piazzetta fuori da Casa Corsini continuano gli incontri, le chiacchere, gli sguardi sbalorditi quando gli dici che sì, quelli sono i tuoi figli, i “mi hanno detto che ieri sera è stato un successone” e le risatine di chi aggiunge…”che si vede dai tuoi occhi”. Purtroppo il cielo si sta incupendo e le previsioni diventano sempre più spietate. Torno a distanza di una ventina di ore in Via Cameazzo e continuo i saluti fra una tigella e un sorso di birra. Sono tanti ad avere portato i propri bimbi e Giancarlo li incanta con le sue mosse sulla chitarra per crearsi la base. Inizia a piovere…io devo andare a casa e scappo con la morte nel cuore, non prima di essermi lungamente congedato dai tanti amici e conoscenti che rivedo a distanza di tanto, troppo tempo.

Da casa, attraverso i social posso seguire le imprese della Famiglia Antenna 1, che va alla grande nonostante il diluvio s’intensifichi e diventi battente. Mi sento utile al pensiero di avere aiutato a montare la copertura sotto cui si rifugiano diverse centinaia di persone per assistere ai concerti di Mood, Fabrizio Tavernelli e Julie’s Haircut . Poi il giorno dopo mi dicono che abbiamo montato una gronda al rovescio e la pista si allagava tutta…i margini di miglioramento sono evidentemente ampi. Vado comunque a letto felice, vedendo le foto che testimoniano l’altissima affluenza nonostante il tempaccio.

Domenica mattina io e i bimbi torniamo negli studi di Via Marconi e sta trasmettendo Luigi Boni…classe e amore per la radio che è un peccato non sfruttare, mi vien da dire. Poi conosco Fabiola, mio mito assoluto delle mattine primi anni ’90 come ascoltatore. Lei è nervosissima e quando tocca a lei si immerge in sala diretta e nella sua ora di nostalgico ritorno: anche in questo caso, ce ne fosse! La radio rivede i fasti di un paio di decenni prima, quando difficilmente chi trasmetteva si trovava da solo.

Torniamo nell’area Festival in prima serata per sfruttare ancora la cucina semplice, ma ghiotta dei volontari della AVF: il cielo è sempre più severo e ingiusto; ad aiutarlo arriva anche un ventaccio e qualche goccia di pioggia. Il popolo di Antenna 1, questa sera supportato da Youthless con il Meeting People Is Easy è comunque tutto in postazione e nonostante la stanchezza non molla di un centimetro. I bimbi si scatenano sulla pista, li lascio ruzzolare anche se c’è sporco: è un festival rock’n’roll o no!

Non sono venuti tutti, non abbiamo fatto ascoltare tutto, non ci siamo ricordati di tutto e pezzi fondamentali sono purtroppo rimasti in disparte, ma ritengo sia comunque stata una favola. Una favola voluta da un gruppo di persone che insiste nonostante le difficoltà, perché poi è chiaro da queste cose che ne vale la pena e che non è vero che non ci ascolta più nessuno. Certo, come scrivevo: oggi iniziano gli altri 40 anni, che sembrano lunghi, ma meglio non perdere tempo! Antenna 1 è nata per guardare avanti e lo può fare solo con l’aiuto di chi ama stare insieme, ma non si ferma con gli aneddoti su quanto si stava meglio, quando si stava peggio. Stiamo aspettando il nuovo Max, che se sarà davvero avanti come lo era lui, non c’entrerà nulla con quello che abbiamo a forza salutato in quel maledetto 26 dicembre 2010: speriamo quanto meno sia più puntuale, ma a giudicare dall’attesa ho i miei dubbi! Nel frattempo tenere acceso il lumino è nostro dovere, giusto per non negare ai nostri bimbi l’opportunità che abbiamo avuto noi.

Se dovessi ringraziarli per nome sicuramente ne scorderei qualcuno, quindi vi dico solo che se volete saperne di più:



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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