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Che sorpresa! – Narcos Stagione III

Metti un venerdì sera in cui arrivi rassegnato sul divano. Sei solo e scoglionato, la carta cinema te la sei già giocata la sera prima e il resto delle pellicole ora in sala non t’ispira, il telefono è come solito muto e in TV non c’è nemmeno un accidenti di anticipo di serie C con cui giustificare le birre solitarie sul divano. Provi a leggere un po’, ma gli occhi s’incrociano e la concentrazione crolla dopo pochissimo, anche il puzzle che giace incompleto sotto il divano non t’ispira. Accedi a Netflix alla ricerca di un grande classico con cui almeno sentirsi più ricco alla fine della visione e…miracolo!

La copertina della tua pagina personale, quella che appare dopo aver evidenziato l’icona “Papà” nella Home famigliare, ti sbatte in faccia il grugno baffuto dell’agente Javier Peña (Pedro Pascal). Sussulto stupito, e non mi trattengo a gridare a voce alta: “NAAARCOOOOOSSSSSS?!?!?!”. Non ho seguito le evoluzioni post stagione II e non sapevo che sarebbe uscita la terza: ero davvero convinto che con la scomparsa del personaggio principale delle prime due, tutto sarebbe finito lì e dunque mi sento più o meno come quando trovi 50 € nella tasca dei pantaloni, che credevi di aver perso e invece, ecco dov’erano! Un gran regalo insomma. Un vero e proprio salvataggio in questo caso.

Parte così una non stop con cui m’ingozzo in due giorni dei nuovi dieci episodi. Oltre al defunto Escobar (Wagner Moura), non c’è nemmeno il reietto Steve Murphy (Boyd Holbrook), del quale però rimane la voce narrante (quella del doppiatore Francesco Venditti nella versione Italiana). Non l’avevo mai fatto, ma questa volta è manna dal cielo. Fuori inizia anche a piovere, dopo mesi che non succede e la temperatura diventa quella perfetta per sfondarsi di patatine, birre e storie di narcotrafficanti.

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La storia procede da dove l’avevamo lasciata, come quella reale che si sviluppa quindi negli anni ’90. Sempre ben curata la ricostruzione da parte della produzione e rimane invariato lo stile che suddivide i dialoghi in Inglese e in Spagnolo, dando una fortissima caratterizzazione ai personaggi. Non mancano i piccoli flash di immagini originali, in cui è da apprezzare come vengano fedelmente riprodotti i dettagli (fino alla camicia indossata al momento dell’arresto del Boss Gilberto Rodríguez Orejuela  interpretato da Dámian Alcázar).

Lo sviluppo della storia vera a cui è ispirata la fiction impone ritmi più riflessivi alle prime puntate. Spazio alla parte più documentaristica e all’approfondimento dei vecchi personaggi, che ora, in alcuni casi, sono novelli protagonisti, così come all’inserimento oculato dei nuovi. L’esplosione e l’azione irrompono sul finire della serie che va così in un crescendo irresistibile nella seconda parte, in particolare nelle ultime quattro frazioni (tutte della durata leggermente sotto l’ora). L’accelerazione e la tensione salgono di pari passo e riesce davvero difficile non riprendere immediatamente il racconto appena finito un episodio. Infatti io non riesco e per arrivarci in fondo (devo arrivarci in fondo!) faccio una maratona fino a notte fonda del sabato seguente il venerdì che doveva essere una serataccia ed invece…

Leggo che c’è già la stagione 4…ma meglio non pensarci, altrimenti rischio di andare di matto. Certo è che non avrò l’effetto sorpresa, come in questo caso: e che sorpresa!!!



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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