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Più che altro per non dimenticar(Si)


Dunkirk

Dunkirk è un film bellissimo. Potrei finirla qui e forse dovrebbe farlo chi non ha visto il film, perché non so quanto io stia per scrivere possa rovinare l’eventuale visione, che dichiaro immediatamente consigliatissima. Anzi, imperdibile.

Dunkirk è davvero molto diverso da come me lo aspettavo ed ho sentito dire lo stesso ad altri con cui ho condiviso oggi impressioni sulla visione nel primo giorno di proiezione. Più crudo e cupo di come pensavo. Più avvicente, originale e complicato di come ero convinto fosse.

Dunkirk è un film dove la suspance senza parole che a me ha ricordato tanto gli western di Leone, fa un passo avanti e si tasforma in ansia. Un’ansia tremenda per buona metà del film e un’ansia opprimente per l’altra metà. L’ansia comanda il film. L’ansia è il motore del film e lo rende a tratti insopportabile. L’ansia è la vittoria del film!

Dunkirk è un film “preciso”: leggo infatti articoli in cui si fanno i complimenti a Christopher Nolan per la fedeltà storica con cui ha saputo raccontare una storia fondamentale nelle pagine di quella della seconda guerra mondiale. Io penso che i più grandi complimenti al regista britannico vadano fatti però per i colpi di genio con cui ha creato l’emozionante intreccio di storie, che saltellano nel tempo senza perdere di lucidità e spiegando il giusto, lasciando tanto alla comprensione di chi di fronte allo schermo doveva impegnarsi non poco per seguire le cotiche vicende di singoli esseri umani, fra le centinaia di migliaia che furono coinvolte nella battaglia sulle coste nordorientali della Francia in quella tarda primavera del 1940.

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Dunkirk è un film difficile, tanto che mi viene voglia di tornare al cinema a vederlo. Perchè è obbligatorio: Dunkirk va visto al cinema! I dettagli sono curati in maniera maniacale, ma i protagonisti sono tanti e tutti con storie che contrastano, ma che in realtà tornano calzando a pennello nel racconto di quei giorni drammatici.

Dunkirk è un film spietato! Come deve essere un film che pretende di raccontare una vera storia di guerra, dove non sempre i buoni vincono. Per fortuna alla fine, alcuni anni e molte sofferenze dopo sì: la storia ce lo insegna e noi, a mio avviso, siamo espressione di quella vittoria. Durante il film e quindi quei giorni, molto del nostro essere oggi ha in realtà perso. Non tanto la battaglia, che fu in effetti fra le più cocenti disfatte militari britanniche di sempre, ma proprio nel rapporto fra esseri umani, che nelle difficoltà a volte scardinano esattamente le istanze che con quel fucile e quell’elmetto erano partiti per difendere. Ma a volte no: infatti in quella sconfitta sono tante le vittorie che si contano, direi di più delle tremende ingiustizie che si consumano.

Dunkirk ha per me anche un difetto: un momento di troppa epicità Hollywood style che ha un po’ rotto l’incantesimo che mi aveva paralizzato sulla poltroncina per più di un’ora. So che il cinema, seppur d’autore (e questo è film d’autore!), ha bisogno di momenti altisonanti, ma forse questa volta ci si poteva permettere di tenerli più contenuti? Io penso di sì, ma al netto di questo…

…Dunkirk è un film bellissimo e il fotogramma qua sopra è per me tratto dalla scena più bella dell’intero film!



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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