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Più che altro per non dimenticar(Si)


Pive nel sacco, fede Granata intatta – cronaca di un’ordinaria giornata di delusioni calcistiche: 14 VI 2017 semifinale Playoff, Lega Pro Reggiana-Alessandria 1-2

Il pubblico rumoreggia, ma sempre più fiocamente. I cori non smettono, ma passano sensibilmente da tono incitante a quello consolatorio. La festa si placa già qualche minuto prima che la scudisciata nei denti del triplice fischio arbitrale decreti anche per la stagione 2016/2017 la fine infruttuosa dell’avventura sportiva della nostra squadra del cuore: l’A.C. Reggiana 1919. La sensazione di fine corsa invade anche il più indomito degli ottimisti e così, nemmeno lo senti il suono sibilante emesso dal direttore di gara, vedi gli avversari alzare le braccia al cielo, il grido di gioia lontano e crollare nello sfinimento della sconfitta quelli con la maglietta per cui sei lì, mentre da dove per tutti i 90 minuti di partita si erano levati incessanti e fragorosi cori, per qualche istante regna un silenzio rotto solo da qualche bestemmia e imprecazione a denti stretti e dal suono della delusione e dell’amarezza.

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In un attimo ti arrivano addosso i Km, il caldo, le birre e la tensione. Sei improvvisamente stanchissimo e cerchi qualcosa da dire, perché sai che se stai zitto ancora a lungo, finisce che ti viene il mal di pancia e magari sbrocchi, che poi ti tocca anche vergognartene.

– Quindi, ancora serie C?

– Eh, oh…

– Diciannovesimo anno?

– Eh…

– Ok, ne riparliamo fra qualche mese quando facciamo l’abbonamento.

– Dai c’andom!

– Sempre e solo forza Regia, pive nel sacco, fede Granata intatta!

Parto dalla fine o giù di lì in questa cronaca, perché in realtà lì sta il succo. Nel dialogo quasi surreale fra me e il Cimba (che di nome vero si chiama come me, Antonio, ma è alto il doppio di me e largo la metà di me), mio compagno di Stadio o più in generale di Regia, con ancora gli applausi ed i giocatori che lanciano anche le mutande alla curva malinconica, ma dignitosamente composta e coi vessilli ben in vista a sventolare.

La fine si sta ancora consumando, fra smancerie sentimentali di giocatori che baciano la maglia, ma che magari il prossimo anno ti faranno due gol sotto il naso e applausi sperticati al grido ritmato dal battito di mani di “Grazie Ragazzi! Noi non vi lasceremo mai!” e noi siamo già lì che guardiamo avanti, pensando solo a quando ricomincerà. Non fanaticamente, ma solo con naturalezza e ineluttabilità. Dopo 18 anni in cui le uniche capriole di gioia le abbiamo fatte assieme sul prato spelacchiato di Castelnuovo in Garfagnana, per una promozione dalla C2 alla C1, giornata immortalata con un selfie assieme a Capitan Vituzzo Grieco (vedi sotto), non possiamo far altro che arrenderci all’evidenza: siamo semplicemente, irrimediabilmente e stupidamente innamorati della nostra squadra e più ancora della nostra passione Granata.

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Siamo un po’ glon-glon, come piace dire a noi. Non è che masochisticamente amiamo perdere e abbassare la testa fra le ginocchia come ho fatto io vedendo la palla finire in fallo laterale, troncando l’ultima flebile speranza di un pareggio in extremis (che non succede praticamente mai! anche se quel colpo di testa di Shakpoke io lo sogno ogni tanto ed anche Tosi che grida Gol di Spanò! Gol di Spanò! Gol di Spanò!), rintronati dal sommesso mantra “mai una gioia”. Anzi, noi ci vorremmo davvero volare in Serie A come recita il coro cantato a squarcia gola anche nella notte fiorentina, solo che sappiamo che non è mica così facile, ma soprattutto sappiamo che se accadrà noi dovremmo esserci. E ci saremo. Perché non abbiamo nessuna intenzione di muoverci.

Non c’interessa andarci diversamente che passando dalle gioie che ci spettano. Le abbiamo provate tanti anni fa e a volte ci chiediamo se è davvero successo. Chissà come sarebbe oggi, a quarantanni abbondanti e dopo tutti questi anni nell’inferno della terza serie. Forse non lo sapremo mai, ma guai rinunciare all’idea che siamo lì per questo.

“Mai stati in B” recita una maglietta autoironica delle Teste Quadre: perché in effetti un sacco di ragazzi che erano al Franchi di Firenze a rincorrere quel sogno che coltiviamo anche io e il mio compagno di Regia, non è che non si ricordano bene della serie A o della serie B, che son passati quasi 20 anni, ma probabilmente non l’hanno proprio vissuta; forse non erano nemmeno nati, loro, o erano davvero troppo piccoli per avere capito cosa succedeva. Direi che questi siano ancora più eroici di chi come me non molla. Io se mi concentro bene il boato al goal del Cobra Tovalieri con la Juve lo ricordo bene, così come le madonne che mi arrivavano nel coppetto e mi spingevano contro la rete del Garilli di Piacenza, dopo che Valencia aveva sbagliato il rigore e oltre alle sassate al pullman, abbiamo preso anche 3 gol.

Vogliamo parlare della botta di vita che è arrivata con Futre, che fa a gara con quella rappresentata da Silenzi che s’arrampica sulle inferriate della Sud al Mirabello? Io ho i biglietti a casa a ricordarmi che c’ero e strizzando gli occhi nella concentrazione, mi ci vedo lì a correre verso Zamuner e D’Adderio, o a saltare di gioia al gol di Esposito a San Siro, ma questi ragazzi, no: vanno sulla fiducia? O semplicemente la pensano come mio figlio di 6 anni, che mi chiede “come fa uno a tenere una squadra se poi non va allo stadio a vederla?”.

Ah, è vero, avevo promesso la cronaca!

Ok: c’è caldo e sono le tre e mezza del pomeriggio, io e il Cimba ci troviamo a Modena Nord e prendiamo l’autostrada, un po’ di coda, ma dopo un paio d’ore parcheggiamo vicino allo stadio grazie ai consigli di Fabbree che abita a Firenze da anni e troviamo un pub in cui mangiucchiamo, beviamo qualche birra e assistiamo a qualche gag dei tifosi che come noi si preparano alla partita…e…ma sul serio volete la cronaca?

Davvero v’interessa sentire di gol presi da polli e delle magie balistiche del nostro numero 7 (come Sileno Passalacqua, impresso nella maglia del Cimba mentre esulta sotto la Sud del Mirabello tanti anni prima, che poi lui fu quello che nello spareggio di tanti anni fa – io ero appena nato- contro l’Alessandria, avversaria di questa sera segnò il gol che ci salvò nello spareggio per non retrocedere dalla B alla C), che non a caso chiamiamo “Il Mago” e che in un mondo giusto dovrebbero finire nel set e invece il fato fa vigliaccamente incocciare contro uno dei pali della porta, mentre il portiere avversario segue la palla come si guarda una farfalla irraggiungibile?

Volete sapere che fra controlli, tornelli, perquisizioni, attese ci hanno trattato stupidamente, inutilmente e arrogantemente ancora come delle bestie (anche  i bambini e le famiglie che secondo me, così, mica le incitate tanto a venire a vedere le partite) e che l’unica cosa razionale in cui ci siamo imbattuti era l’architettura vetusta dello stadio in cui ci siamo ritrovati, ma nell’organizzazione dell’evento quasi tutto è stato pessimo?

Volete che vi racconti del nostro centravanti, che doveva essere il nostro uomo migliore e che per quanto mi sforzi non ne ricordo un altro nella storia della Reggiana, ha alla fine fatto 0 gol in campionato? Mi viene in mente Carruezzo, ma ho controllato e anche lui ha sporcato il tabellino dei marcatori con un gollettino, che adesso mi viene anche in mente e se non ricordo male è stato sotto la nord del Giglio, con un colpo di testa da 7 Cm, dopo presa saponata del portiere avversario (un gol Glo-Glon, per l’appunto!).

Volete che vi racconti queste cose? Ma davvero non avete capito che non parlavo di calcio, ma di romanticismo, di un qualcosa che, come diceva il mio Compagno di Regia sa quasi di religioso (alla faccia di io che dico di non esserlo?) e di un sentimento che ti s’infila sotto la pelle, di appartenenza ad una storia che ormai non puoi sfuggire nonostante i tornelli, la stupida inutilità della tessera del tifoso e i cretini che spingono al prefiltraggio, “che in do vot ander?!? Mo sta boun che piò esen che tè a gh’è sol qui chi han organisè cal casein chè!”, all’arbitro Pillitteri e gli stadi in cui sembra facciano apposta a farti soffrire. Volete capirlo che io son già qua a pensare che Mike Piazza bisogna che ci compri ‘sto Gonzales, che solo poche ore fa ho detestato perché ce ne ha sparate due in fondo al sacco, ma che sono pronto ad esaltarmi, mentre ci porta a suon di Gol in serie B, ma se volete saperla tutta, sono poi pronto anche ad incitare ancora Marchi anche se ci ha fatto 0 gol?

Ma davvero non capite? Ah, allora forse capisco io perché vi esaltate tanto per la serie A a strisce. Vi piace salire sul patinato carro del vincitore; non amate rischiare di perdere tempo, volete investire sicuro. Avete pagato e pretendete il servizio: tutto chiaro. Dovete divertirvi senza se e senza ma. Volete un prodotto.

Volete lo spettacolo e andate allo stadio a seguire il calcio come al cinema o ad un concerto. Qualche  volta è capitato anche a me, come quella quando andai a vedere un Milan-Torino, perché la mia morosa di allora era milanista e in più le partite a San Siro sono sempre spettacolari ed io le avevo chiesto di portarmici. Lo ricordo il gol d’Inzaghi che ha fatto vincere la squadra di casa. Non mi ricordo, però, particolari emozioni. Solo un po’ di divertimento.

Ci sta tutto e non so farvene una colpa, ma non è il mio mood. Io sono un tifoso e vi devo dire che non sapete proprio cosa vi perdete! Tanta roba, vi assicuro.

Comunque per la cronaca, abbiamo perso (secondo me immeritatamente,) 2-1 e il prossimo autunno si ricomincia da capo in serie C, che finalmente si tornerà a chiamare così, dopo questa idiozia della Lega Pro, che tanto è la stessa cosa. Fra un po’ di settimane ci diranno nomi di giocatori che non conosciamo e che fra pochi mesi ci troveremo in soquante migliaia ad esaltare o ad infamare.

L’importante sarà esserci quando andremo in serie A. Ed io, vi assicuro, ci sarò, perché ci sono sempre e non ho intenzione di andare da nessun’altra parte.

Come dite? Se poi non ci andiamo mai in Serie A?

Ok, se proprio non volete capire, ci rinuncio…

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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