Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXVI (XXXI-II) – 07 VI 2017

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Credo di averlo detto e scritto ormai decine di volte e sono consapevole che di suo la cosa sia anche poco interessante, ma come premessa a volte risulta mio malgrado necessaria e mi sa che questa sia una di quelle volte: io non sono religioso.

Che significa esattamente e letteralmente che non professo nessuna religione.

Non pratico: non vado a messa, non vado in moschea, non vado al tempio, non prego, non venero Cristiano Ronaldo o plutone…niente.

Non mi rifugio nella pigrizia, come molti fanno, preferendo passare per cialtroni che ammetter semplicemente di non essere interessati, ma è proprio perché non credo nelle religioni e non mi trovo in quello che dicono, ma soprattutto come lo dicono, in come si organizzano; in generale nel processo mentale che mi pare le animino.

Sì lo ammetto, non mi limito a non praticarle, mi azzardo anche a criticarle.

Ho l’ardire di motivare non con l’ateismo o con uno sciatto disinteresse la mia distanza.

Perché la cosa che più mi vien da fare e proprio dissociarmi.

Non sono agnostico, proprio mi dissocio dalle religioni. Non cerco un mio angolo in quel mondo, lo rifuggo, volutamente, scientemente e convintamente.

Ci sono tanti motivi e tutti in un’intro del Bar Snob sarebbero troppi.

Ci sono anche tanti motivi opinabili, ovviamente e purtroppo temo anche qualche pregiudizio, che chi non ne ha, figuriamoci l’impertinente qui presente impertinente.

Nonostante questo, quando sento parlare di “nostra cultura”, lo ammetto: mi si accende una lampadina. Un inevitabile senso di appartenenza che si palesa sgorgando istintivamente, repentino nel percolare fra i ragionamenti.

Lo ripeto di nuovo: non sono religioso e aggiungo distante anni luce dai cattolici, a larghi tratti decisamente anticlericale, ma se uno mi chiede se mi riconosco nel cristianesimo, io dico di sì.

Che non vuol dire che credo in Gesù Cristo, che devo dire, non mi pare cosa fondamentale e perfino importante (sennò sarei religioso, eh!), ma solo che mi pare sensato ammettere, indipendentemente che fosse, non fosse, che fosse uno solo o tanti, già, ammettere, che le idee che gli vengono attribuite fanno parte della cultura in cui sento di riconoscermi. A volte, ne sono consapevole, ma non provo vergogna per questo, l’appoggio un po’ furbescamente alle mie esigenze, e che a tratti butto come polvere sotto al primo tappeto disponibile.

Un po’ come i ciccioli e il gnocco fritto.

Mi piacciono e anche se ci sono i parrocchiani integralisti ed i vegani che mi squadrano astiosi, io non sono disposto a rinunciarvi. Sono un pezzo di me e faccio di tutto per rimanere ancorato a ciò che mi piace.

Una cosa che mi stupisce molto e che continuo a spiegarmi il giusto, è perché sempre più persone si stiano adeguando alla società della bava alla bocca, in cui buttano nel letamaio la propria cultura, con la scusa di difenderla.

Come dicevo prima, anch’io qualche volta limo gli spigoli, che Gesù era uno poco incline alle concessioni su certi temi ed io, certo, lo ammiro, ma poi non sono mica venuto al mondo per essere un nuovo profeta: le mie debolezze me le concedo (posto che magari lo faceva anche lui, solo che la versione ufficiale si è scelto fosse un’altra).

Solo che non mi trovo bene nello stravolgere il senso delle cose. Preferisco farne a meno che interpretarle fino allo sfigurarle. Mi faccio un’idea mia, che faccio prima che ristrutturarne a mio comodo una già eretta da altri e probabilmente con altri scopi rispetto al mio. MI sembra più onesto.

Ad esempio, anche se averte tutti i sacramenti in ordine, se odiate non siete bravi cristiani e soprattutto lo siete meno di me, che non sono religioso ed anche un po’ anticlericale.

Sono uno brontolone e lo ammettevo anche l’altra volta; sono pure incazzoso, a volte stronzo, testardo e scontroso, ma vi assicuro, l’odio non so cosa sia e ringrazio Gesù, chiunque esso fosse, per avermi convinto a farne a meno, perché anche se come ritengo altamente probabile il paradiso fosse solo un’invenzione partorita sulle fondamenta della paura di morire, così come l’inferno; sono convinto di vivere meglio di chi con la bava alla bocca prega per il paradiso, mentre non fa altro che assicurarsi tutto il possibile nella vita terrena, con avidità, arroganza e animato dalla stupida ottusità dello sguardo che non va oltre la punta del proprio naso: di solito dimenticandosi di goderne dell’intoccabile vita, che dopo coi sensi di colpa è davvero un casino…

Ed ora che vi ho fatto un bel sermone da sacerdote, possiamo aprire il Bar

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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