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COPERTINA
Dicono che ad invecchiare si diventi più aspri, duri, cinici, scorbutici o per dirla in maniera nostrana, sgodevoli e forse sarà per quello che mi tocca allungare sempre più la lista delle cose che non sopporto.
Sabato compirò 43 anni e se mi permettete, visto che sto sempre qua a commemorare gli altri, vivi o morti che siano, una accenno al mio imminente genetliaco mi pare sacrosanto.
Che per me il Compleanno è sempre stata l’unica festa di cui m’importava: del mio, ovviamente e anche di quello degli altri.
Non capisco come si faccia a non essere felici e quindi a festeggiare nel giorno in cui si celebra la propria venuta al mondo? Il momento in cui c’è stata data la possibilità di fare ciò che facciamo ed essere ciò che siamo!
Qualcuno dice che lo amareggia il veder trascorrere il tempo e il compleanno è un punto esclamativo in questo inarrestabile processo. Io non ho proprio paura di diventare vecchio, anzi, devo dire che per certi versi mi sta offrendo la possibilità di essere sempre più me stesso, che vecchio dentro lo sono sempre un po’ stato.
Ma come dicevo all’inizio andare avanti ha in effetti qualche controindicazione. Oltre alle ginocchia scricchiolanti e l’incanutimento della capoccia, con gli anni c’è spesso anche l’irrancidimento della stessa e si può divenire meno tolleranti nei confronti di alcune situazioni, parole, luoghi comuni, furbate lessicali.
Ormai dovreste sapere che io non sopporto per niente le parole che alla fine non vogliono dire niente, che esprimono un concetto fumoso e di fatto permettono di cambiare la versione a proprio comodo e piacimento. L’esempio più classico è quello legato al modo di dire “buon senso” e ne abbiamo già parlato qualche tempo fa.
Un’altra parola che mi sta stomacando è “etica”, che un significato ce l’avrebbe anche, forte, preciso e importante, solo che ormai la usano tutti solo per dire che la loro è più importante di quella degli altri e quindi diventa una gara a castrarsi vicendevolmente: la mia dice che tu non puoi fare questo, la tua che io non posso fare quell’altro. Ok, guerra! Per vedere, con l’aiuto infallibile degli dei, quale è quella meritevole di definirsi tale…
Per andare poi nella piena attualità devo registrare l’ingresso ai piani alti della classifica della parola “valori”, che come “etica” ormai vuole dire tutto e quindi niente di preciso.
L’altro giorno, ad esempio, mi spiegavano che se la dici in ambiente forense non vuol dire la stessa cosa che se la dici al bar. Che se uno ci pensa, altro che lotta di classe. C’è proprio da sentirsi offesi per l’affronto che sta nel concetto stesso.
Ok, non facciamo i permalosi, ma: mi sapete spiegare perché?
Che senso ha avere spinto per avere una lingua comune ed unitaria nella nostra culturalmente frastagliata penisola, se poi la bistrattiamo e la rendiamo incomprensibile.
“Le parole sono importanti” si diceva in quel celebre film e quanto è vera questa cosa, ma anche il loro significato lo è! Sennò le parole diventano contenitori vuoti, carichi di eco che impone vertigine.
Perché se oltre ai concetti, anche le parole iniziano a non voler dire la stessa cosa ovunque, siamo rovinati.
Sia chiaro, non si sta parlando di piccoli nuclei di amici con il proprio lessico codificato e nemmeno di tecnica, che quella si può sempre modificare se si vede che non fa funzionare bene le cose.
Sto proprio parlando di comunicazione, di capirsi e di farsi capire. Soprattutto dove non si parla solo fra addetti ai lavori, ma alle persone comuni, in un lavoro che dovrebbe servire alle persone comuni.
Che siamo nell’epoca della comunicazione, giusto? Sarà bene importante che se dico cane uno non capisca gatto o che ne so, arrosto. Sai che casino con gli animalisti!
Le parole sono nate per capirsi vicendevolmente.
Aggiungo: soprattutto per farsi capire da quelli che capiscono meno, che altrimenti viene seriamente il sospetto che si faccia come quando i preti parlavano in latino e nessuno li capiva, ma meglio così, che nell’ignoranza la furbizia, la superstizione, l’arroganza e il sopruso intellettuale ci sguazzano.
Non capire non è necessariamente da stupidi, ma rende poveri e i poveri, a chi non s’accontenta mai, agli avidi, agli ingordi, fanno più comodo degli stupidi. Che fino alle elementari per ora lasciano ancora andare tutti (sperando che non ti scappi la cacca il giorno in cui ti sei scordato a casa la carta igienica o che non ti cada l’intonaco sul disegno a tempera prima che si asciughi, rovinandolo tutto). Così ti fanno imparare quelle due cose necessarie a potersi rendere utili alla crescita economica.
Poi per l’università, specialmente quelle umanistiche tipo filosofia, dove ti fanno leggere delle cose che possono farti pensare e quindi vedere diverso da come te l’hanno raccontata, meglio ci vadano in pochi: a numero chiuso, che sennò non c’è mica posto per tutti quei filosofi nel mondo del lavoro! Imparate a fare i manovali e non rompete i coglioni con la cultura, che quella è una roba da ricchi, da salotti buoni, da aristocrazia, mica buona per tutti!
Di nuovo, e sempre più!
Indietro tutta insomma…
SCALETTA MUSICALE
- SO FLUTE – ST. GERMAIN
- ENDLESSY – MERCURY REV
- LOVE – CULT
- PARTYZAN – ROYALIZE
- HEART-SHAPED BOX – NIRVANA
- CAN YOU JERK LIKE ME? – CONTOURS
- CLOSER – NINE INCH NAILS
- AND WHAT IF I DON’T – HERBIE HANCOCK
- IT’S ME BEAT – SIMIAN MOBILE DISCO
- AMBARABÀ – PUNKREAS
- FEEL GOOD HIT OF THE SUMMER – QUEENS OF THE STONE AGE

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