Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LIX (XXIV – II) – 12 IV 2017

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Una cosa che va particolarmente di moda da qualche anno a questa parte sono i troll, che per farsi capire a più latitudini, prima dell’avvento del lessico social e internettaro si sarebbe parlato molto più semplicemente di cazzeggiatori.

Ci sono sempre stati, lo sappiamo bene, ma a quanto pare gli anticorpi della società facevano bene il loro mestiere: se un tempo ti mettevi al bar a fare le pulci ad un ingegnere e te non avevi nemmeno la terza media, era questione di secondi che qualcuno ti dicesse di smetterla di rompere i coglioni e di prendere una vanga. Oggi questo ruvido, essenziale, ma funzionale sistema di autoregolamentazione della società pare invece vacillare e unendo la facilità di movimento che le tecnologie offrono, la frittata è fatta!

I troll li trovi ormai ovunque! Qualcuno addirittura, si è poi scoperto, lo faceva anche di mestiere perché ogni click sulla sua puttanata si trasformava magicamente in soldini. Altri prendono lo stipendio per far sbroccare l’avversario politico e così via, ma la categoria più estesa rimane comunque quella composta da chi trolla per pura passione. Una passione davvero dilagante: a tal punto che da un po’ di tempo i troll non sono solo nascosti codardamente fra le maglie oscure dei profili Facebook. Non si vergognano più di esistere e di mettersi in mostra e si sono spostati con sfacciataggine nel mondo reale.

O meglio: hanno finalmente preso a due mani quei tre grammi di coraggio che hanno in dotazione e sfruttando furbescamente il caos in cui ormai si annega, hanno iniziato ad operare vis a vis.

Senza filtri!

Senza pudore!

Senza vergogna!

Senza…dignità…

Provate voi a fare un discorso che abbia senso.

Non dico un discorso giusto o sbagliato, ma solo che sia organizzato per avere un capo e una coda. Mi spiace, signori, ma o fate come me e parlate da soli con un microfono, conducendo un programma che non ha le credenziali per destare l’interesse di questi animali metropolitani o potete rassegnarvi: arriverà qualcuno a costringervi a spiegare perché avete usato quella parola precisa e che vi interromperà chiedendovi anche il codice fiscale, senza lasciarvi finire, che eh, il codice fiscale è fondamentale! Anche se stavate parlando di come si fa il ragù o di quello che bevi, che mangi, che ascolti, che guardi! Non c’è verso: dopo pochi istanti avranno annacquato, traslato, frainteso, supposto, sventrato, distolto e rigirato il tutto talmente tanto e tante volte, che anche voi non vi ricorderete più come la pensate, quindi cosa volevate dire. Dovete avere una gran personalità per evitare di trovarvi ipnotizzati dal vortice psichedelico che risucchia nell’assenza di gravità cerebrale, causata dal frullato di obiezioni che come amebe si scindono a caso, per poi ricompattarsi in orgasmica plasmogamia.

Insomma, non dovete pensare ai sermoni di noi snobbettini della cultura che vi guardiamo di sbieco perché siete andati a vedere il concerto o il film “sbagliato”, qui siamo proprio di fronte a chi smonta in microparticelle ogni frase che dite, fino a rendervi solo bulloni sparsi qua e là. Una macchina smantellata, quindi un’inutile ammasso di ferraglia, spesso impossibile da riassemblare correttamente.

Il troll non vuole avere ragione, non vuole farti cambiare idea, non desidera convincerti o farti fare qualcosa che gli può far comodo. Il troll non è un furbacchione e ormai non serve nemmeno più abbia una buona dialettica: tanto di questi tempi basta tirare per aria un dubbio e saranno a decine i pistoleri della notizia fresca a volerlo bucare al volo, prima che tocchi terra e quindi crepi nella sua inconsistenza. Sforacchiato dall’impallinata rapida, copiosa e feroce, sarà ridotto in pochi istanti a brandelli svolazzanti, simili a polline del male, sparso nell’aria ad infestare il mondo come i semi della gramigna nel pratino all’inglese della cultura.

Secondo me il troll è semplicemente uno che non ha un cazzo da dire, che si caga sotto al solo insorgere di un pensiero nella sua testa vuota e non ha altra possibilità al sentirsi meritevole di suicidio che abbassare tutto alla sua altezza. Creare il nulla per mimetizzarsi.

SCALETTA MUSICALE



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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