Di seguito il testo del mio intervento durante la seduta del Consiglio Comunale di Sassuolo inerente i vari punti riconducibili al Bilancio di Previsione.
Qui potete riprendere la registrazione dello streaming dell’intero Consiglio Comunale (il mio intervento inizia a circa 1:32:00)

Quando decisi di candidarmi come Consigliere Comunale, sapevo che se eletto avrei trovato difficoltà negli elementi più tecnici su cui sarei stato chiamato ad esprimermi e quindi a decidere per la Città.
Questo mi preoccupava molto e non ha smesso di farlo, ma grazie a molti suggerimenti, pur non smettendo di pretendere da me stesso d’imparare il più possibile, iniziai a guardare la questione anche da un altro punto di vista.
Se è giusto dire che non si può arrivare in maniera tecnicamente inconsapevole a decisioni importanti, è altrettanto vero che la parte politica di queste, deve mantenere una valenza fondamentale.
Pretendere di essere tecnicamente ineccepibili su questioni complesse come il bilancio, ad esempio, è addirittura da presuntuosi e rischia di distogliere dal vero significato che la nostra partecipazione rappresentativa all’Amministrazione della città deve avere: l’indirizzo e la visione politica, come guida da affidare ai tecnici, responsabili di realizzarla secondo le indicazioni.
Dal punto di vista politico e quindi del nostro ruolo, non ritengo particolarmente utile andare a spulciare capziosamente e con pignoleria ogni singola voce, quanto ritengo lo sia invece guardare al quadro generale, al significato politico che assume al di là dei singoli valori.
La puntigliosità, certo legittima, che spesso accompagna i dibattiti su questi temi, ha a mio dire il sapore del pretestuoso e di conseguenza l’inutilità per il bene comune.
I dati singoli sono naturalmente importanti, ma solo se visti nel complesso: decontestualizzare è il modo migliore per fuorviare, confondere, strumentalizzare.
Le decisioni puntali non possono trovare stabilità in un contesto generale che non le prevede e non le cura idealmente, progettandole e cercandone la fattibilità fin dallo scavo delle fondamenta.
In quest’ottica, oggi, così come in altre occasioni del passato, sono personalmente chiamato ad un vero sforzo di responsabilità.
Dopo le vicissitudini che la nostra Amministrazione ha dovuto affrontare ed ha in buona parte gestito con capacità, caparbietà e successo, in particolare l’annosa questione legata al concordato SGP, molti ed io fra loro, si sarebbero aspettati di poter uscire da una fase di emergenza totale, per poter iniziare a lavorare ad un progetto per il futuro: non solo a mettere pezze sulle falle più ampie ereditate dal passato (e per onestà non posso non precisare che quando cito il passato, non mi riferisco solo a quello più recente).
Questo stando anche alle rassicurazioni che venivano date regolarmente a noi consiglieri di maggioranza in tal senso.
Non mi stancherò mai di ribadire che ritengo indispensabile iniziare a ragionare e ove possibile a muovere i primi passi concreti verso una Sassuolo più moderna e libera dalle logiche che molto hanno contribuito a creare quelle voragini economiche e ancor di più culturali, a mio avviso vere responsabili in larga parte della situazione attuale.
La dovuta comprensione per il momento cruciale che ha coinciso con il nostro insediamento, ha portato il gruppo di maggioranza a sostenere l’azione dell’Amministrazione in maniera tutt’altro che acritica, ma almeno per me, sempre leale e disinteressata rispetto alle prerogative politiche legate alle nostre attività peculiarità.
Sono certo di aver camminato sul sentiero giusto e lo rifarei, senza remore.
Per chiarezza vorrei tornare su un concetto che ritengo fondamentale: mettersi da parte per il bene della comunità viene ormai visto come atteggiamento pavido o addirittura sbagliato e in questa arrogante logica spicca chi affronta queste esperienze con motivazioni arrembanti, per non dire rampanti o semplicemente irresponsabilmente individualiste, corporativiste e nell’ottica del cortiletto.
Fortunatamente c’è però anche chi non ha preso questo impegno come un palcoscenico su cui mettersi in mostra, o come un modo per guadagnare una futile coccarda da capo bastione; bensì come un’immensa responsabilità da cogliere con orgoglio e da rispettare per il bene della comunità di cui si fa parte, in nome di valori che escono dallo stagnante “IO” e trovano posto in una visione ben più ampia, plurale, che guarda avanti, con la chiara volontà di farlo, cercando di cambiare ciò che ancora lega Sassuolo ad un deleterio passato.
Concedetemi ancora una piccola ripetizione chiarificatrice: mutamento, anzi, evoluzione culturale, prima di tutto!
Ognuno ha il dovere, oltre che il diritto, di difendere la propria visione, ma ritengo necessario per dignità politica e non solo, che questa resti fedele a quanto esplicitato nel momento in cui si è chiesto agli elettori di essere loro rappresentanti nel Consiglio in cui abbiamo l’onore di sedere e nel solco segnato dai programmi di mandato, sottoscritti al momento della candidatura.
Il bilancio che ci apprestiamo a votare ha una larga parte incatenata alla storia pregressa, che volente o nolente abbiamo ereditato. C’è poi una parte numericamente e quindi monetariamente che ai più può apparire insignificante, ma che tale non è se la si legge in termini di visione politica.
Guardando il bilancio e relazionandolo con Delibere di Giunta e attività di alcuni Assessorati, mi pare evidente di come questa parte sposti la visione di città lontano dalle mie aspettative, non solo personali, ma di rappresentanza politica rispetto a parecchi temi: dall’ambiente, alla mobilità; dalla scuola, all’associazionismo; dalla cultura, allo sport, passando per il grande snodo del sociale.
Siamo sicuri che questi macro temi siano stati ad oggi curati, supportati e potenziati come da nostro programma e nel rispetto delle sensibilità di tutti gli elettori che ci hanno portato qui?
Io credo che non sempre sia andata così. Le difficoltà della situazione pregressa non possono essere in eterno una copertura per mancanze che sono più nell’indirizzo, nella scelta politica che nella pratica, dove è inutile negare il fatto che a farla da padrona sia l’evidente miseria di risorse.
Quindi non si insista nel dire che non si capisce quanto sia compromessa la situazione, come troppo spesso accade per scansare con supponenza gli spunti critici, per tirare dritto sulla propria strada e per aggirare chi come me cerca svolte importanti a livello politico e culturale per la nostra città: il punto non sono sempre e solo le risorse, certo indispensabili, ma in che direzione le si concentra: verso la facile conservazione di precari equilibri sempre più logoranti della gestione pubblica di settori fondamentali per una Città che rinuncia ad essere viva nell’equità, o la più coraggiosa e dura risalita verso politiche progressiste che mirano alla pluralità e alla redistribuzione delle risorse fuori da logiche che qualcuno chiamerebbe lobbystiche?
Io non ho dubbi: desidero e continuerò a desiderare di poter lavorare per la seconda ipotesi, anche se questo al momento appare come lottare contro mulini a vento, rappresentati da circuiti talmente radicati da apparire inestirpabili.
Che la situazione sia difficile è evidente e il senso di responsabilità dimostrato in questi tre anni anche da parte mia, ne sono testimonianza ineluttabile! Sfido chiunque a smentirmi.
Niente che non abbia già detto e che non abbia sottoscritto programmaticamente, se vogliamo dirla tutta.
Non m’invento nulla e già con il mio intervento sul DUP parlai chiaro su come vedevo necessaria una svolta netta su alcuni temi, che onestamente, non vedo nemmeno abbozzata.
La visione che si privilegia non è la mia e l’impressione è che non sia quella di molti di coloro che hanno votato questa maggioranza, che continuamente rivendicano spiegazioni sul perché troppo spesso i nostri programmi vengono disattesi, non solo nei fatti che per l’appunto non è semplice supportare a causa della difficile situazione finanziaria, ma anche nell’indirizzo politico, nella progettazione: pilastro indispensabile per essere pronti non appena le condizioni rendessero fattibile un coraggioso, ma indispensabile sviluppo in senso progressista della Città
Ciò che mi porterà a votare questo bilancio è quindi solo il senso di responsabilità verso i nostri concittadini.
Mi sento in dovere di andare al di là delle velleità personali e penso che questo sarebbe bene tornasse prerogativa primaria per tutti noi, cosa che a mio avviso, al momento non è: faccio un passo indietro, anche se so che qualcuno cinicamente continuerà a spintonare per essere il primo della fila.
Sento la responsabilità nei riguardi di un percorso di risanamento dei conti, che in questo bilancio, va riconosciuto, procede.
Sento la responsabilità verso la Città che non si può permettere oggi una nuova crisi politica, che rischierebbe di spingerci nel baratro e perdere anni di lavoro in cui si sono mantenuti, anche se non sempre in maniera ottimale, i servizi fondamentali rivolti ai più deboli.
Sento la responsabilità verso me stesso e il mio senso di lealtà e di riconoscenza per chi ha saputo fare tanto per instradarci nella giusta direzione, per uscire dalla disastrosa situazione che tutti conosciamo.
Accompagnato da molti dubbi e lottando con un profondo senso di sconforto politico, penso dunque che sia mia responsabilità dare oggi fiducia al nostro Sindaco e votare il bilancio per tutelare la storia di risanamento iniziata tre anni fa.
Voglio avere altresì il coraggio di augurarmi una svolta di indirizzo politico, necessaria per rinnovare da qui in poi il mio appoggio, che come ho ritenuto corretto esplicitare nell’arco del mio intervento, trova oggi solidi motivi per essere messo in discussione se nulla cambierà già nel prossimo futuro.

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