Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Maledetti strumenti!!!

Fin da ragazzino, abbondantemente contro la volontà di mia madre e un po’ di nascosto da lei, inizialmente, insomma fino a quando non ci ha mollato e mi ha lasciato fare, ho sempre amato essere indipendente e portare a casa la paghetta che mi scocciava chiederle. Per orgoglio, ovvio e perché in un certo momento pensavo non fosse il caso, visto che dopo la prematura scomparsa di mio padre non è che si navigasse proprio nell’oro. Avevo desiderio di divertirmi, di fare un po’ ciò che facevano i miei coetanei, ma mi ero intestardito a farlo a modo mio e senza dover passare per troppe discussioni, almeno in buona parte senza aiuti. Poi c’era il nonno, che la paghetta me l’ha data fino che è stato al mondo ed io avevo passato da un pezzo i vent’anni, ma per lui era una questione da non mettere in discussione ed anche se io facevo finta di dimenticarmi, lui accumulava le mie banconote azzurre con la faccia di Alessandro Volta, sopra il TV in sala e non le toccava finché io non le prendevo: me ne spettava una a settimana . Insomma, giusto o sbagliato, nonostante mi distraesse dallo studio e mi privasse di tempo libero in cui cazzeggiare senza ritegno, fin dai 14 anni decisi di cercarmi qualche lavoretto con cui raggranellare due lire (che c’erano ancora quelle e per il primo lavoretto erano 20000 £…cifra ricorrente…).

All’epoca manco ci pensavo che stavo lavorando in nero e che di principio facevo una cosa sbagliata, anzi mi sentivo ganzo e adoravo potermi comprare i primi dischi da solo, dopo aver sfruttato quelli ereditati dal fratello maggiore, potermi permettere le Chesterfield e altre piccoli vezzi.

Qualche anno più tardi, mentre iniziavo anche grazie ad alcuni di quei dischi, la mia “carriera” da Dj, ogni volta che ricevevo il “rimborso spese”, un piccolo groppo in gola mi veniva. Sapevo che qualcosa non era giusto e che insomma, durava poco lo ammetto, ma che con che faccia me la prendevo con chi evadeva le tasse, quando a conti fatti lo stavo facendo anch’io. Certo, io mi mettevo in tasca ciò che mi serviva per uscire con gli amici, comprare altri dischi e altre cosucce del genere, ma il principio rimaneva sbagliato e lo sapevo. Lo sapevo eccome. Ma non facevo poi molto per rimediare e non essendo nemmeno lontanamente San Francesco, mi tuffavo in un sicuro e impermeabile cinismo e, per fortuna, mi son sempre saputo fermare appena prima di proferir parola trovando il modo con ipocrite e paracule giravolte, per dire che era giusto così.

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Iniziai così a parlare con chi la pensava come me e dissi che sarebbe stato giusto che inventassero uno strumento adatto a situazioni come la nostra. Ero arrivato fino a lì senza chiedere praticamente nulla in casa per le mie cose, facendo il bigliettaio al cinema, il barista, l’aiutante estivo per le consegne di bibite, la vendemmia, il cameriere e altri ciappini vari e mi sentivo in colpa invece che felice di me stesso, come forse avrei dovuto essere. Desideravo tanto una redenzione.

In buona sostanza, lo scoprii solo molti anni dopo, parlavo di uno strumento che poi è esistito ed hanno chiamato Voucher: i miei proseliti li propinavo senza riscuotere molto successo a dirla tutta. Anche i Voucher non hanno riscosso molto successo. Ricordo solo che quando ne sentii parlare per la prima volta, pensai “hey, per una volta una cosa che condivido, fatta da chi non ne azzecca nemmeno una, secondo me”. Non mi pento nonostante tutto di averlo pensato e, devo dire, non ho cambiato idea sulla questione.

Non ho cambiato idea nemmeno su un’altra questione, che ormai mi avrete sentito sbrodolare decine e decine di volte: non sono gli strumenti ad avere colpa, responsabilità e quindi a creare il problema, ma è il modo in cui li si utilizza che fa la differenza. Certo, ogni strumento può essere migliorato. Le automobili sono più sicure oggi di quando io facevo il Bigliettaio al Cristallo per 20000 £  alla domenica pomeriggio, ma all’epoca mica si sono abolite le automobili: si è smesso di pensare ad auto come la Y10 e la Renault 5 GT Turbo e quindi di farle circolare, perché si sono sostituite con modelli più sicuri. Non è privandoci di strumenti che miglioreremo la vita e la società, ma è imparando ad usarli nel rispetto di un unico precetto, che li renderemo utili: il rispetto della vita, sopratutto quella altrui, non solo quando si parla di embrioni o malati terminali in stato vegetativo, ma quando la vita ha un senso vero, per come la intendono quelli come me (qualcuno dice atei/materialisti…boh, fate come volete): lavorando con passione, divertendosi, ballando, bevendo, ascoltando musica, leggendo, cazzeggiando, camminando in montagna, facendo il bagno al mare, scopando, giocando da bimbi e coi propri bimbi.

I Voucher non sarebbero mai diventati ciò che sono diventati se non avessimo smesso di rispettare la vita, di vederla come un’esperienza da rendere migliore per tutti e non solo per pochi, a scapito dei quasi tutti.

I Voucher non sono sbagliati ed abolirli non risolverà un bel niente, può darsi anzi che la situazioni diventi anche peggiore, senza; onestamente non lo so e non mi butto in previsioni, perché tanto ciò che conta a modesto parere di un sognatore incallito, è che bisognerebbe risolvere o almeno provare a limitare il vero problema che è l’avidità e al netto della sfiga, delle catastrofi naturali, delle malattie incurabili e cose così, una volota fatto questo, la vita potrebbe essere migliore per tutti.

Ripetere come palliativo che la maledizione sono gli strumenti è guardare il dito e non vedere quanto brilla di magnificenza la luna.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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