
Ho gli Stooges in sottofondo, naturalmente e sono ancora avvolto dal clima elettrizzante e a tratti surreale del DocumFilm sulla band statunitense. Mi ci sono tuffato assieme ad una nutrita platea di appassionati, che ridevano, si commuovevano, si stupivano nell’ascoltare gli aneddoti di un pittoresco, anziano Signore chiamato James Newell Osterberg, ma meglio conosciuto con lo pseudonimo che lo ha reso una delle più grandi, longeve ed iconiche Rock Star di tutti i tempi: Iggy Pop.
L’Iguana, come viene comunemente soprannominato, ci fa entrare in una delle storie più intense e seminali che la musica rock abbia conosciuto, in maniera semplice, smantellando la sacralità che spesso banalmente e in maniera autosuggestiva i fans appiccicano ai propri idoli, piegandoli e rendendoli funzionali alle proprie necessità, infischiandosene di fatto della cruda e a volte brutale verità.

Storia di ragazzi in un mondo che non ti accompagnava col SUV fino al banco del liceo, forse qualcuno sì, ma per fortuna non tutti; soprattutto non quelli che poi hanno scritto le pagine di storia che hanno reso interessante il mondo della cultura e dunque il mondo un posto meritevole di essere vissuto.
Una storia che passa attraverso la semplicità di se stessi, per diventare grandi. A proprio rischio e pericolo, ma soprattutto nella mancanza di certezze che vivere emozioni potenti e le proprie vite in maniera intensa o a tratti estrema, ha come prerogativa. Il coraggio di essere “Comunisti” in una fetta di mondo che insegnava a tutto il resto del globo, a suon d’edonismo, la cultura dell’Io, dentro alla quale ci stiamo definitivamente consumando anche oggi.
Questo documentario, film parla in realtà più di amicizia che di musica. Una storia di intensi rapporti umani, che passa fra il riff di chitarra che spacca, attraversato dal fluido magnetico di un basso, dall’eroina e tante altre droghe, dalla disfatta successiva al successo, mai cercato ma ottenuto a suon di personalità, talento e riconoscenza.
Una storia che insegna, stupisce, commuove e diverte, che viene raccontata con naturalezza da chi dopo aver calcato i palchi di mezzo mondo, ha fatto tutt’altro; da chi non ha fatto che quello per tutta la vita; da chi oggi non c’è più e che pur all’ombra ha dato l’ossatura fondamentale su cui l’iconico Iguana potesse poi arrampicarsi e contorcersi, dando un volto, ma soprattutto un petto nudo all’innovazione musicale, che da quel momento venne colta a piene mani da decina di band, poi divenute addirittura più celebri degli originali stessi.
Non c’è rabbia, malessere o ribellione nei racconti concatenati in questa pellicola, ma pare evidente la consapevolezza di aver vissuto come meglio si credeva,anche se non necessariamente nella maniera migliore in assoluto e mai e poi mai dimenticando che ogni storia, piccola o grande che sia, passa dai compagni di viaggio e che senza di loro, non sarebbe stato altro che banale, grottesco, altalenante successo.


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