Fisica idraulica: se in un condotto passa un liquido che esercita une pressione eccessiva, che rischia quindi di rompere il condotto, per diminuire la pressione ci sono due soluzioni.
- Soluzione 1) si allarga il condotto, di modo che la stessa quantità di liquido eserciti la propria pressione su un’area più ampia e dunque abbia un’incidenza minore sulla stabilità del condotto stesso.
- Soluzione 2) si diminuisce la quantità di liquido per ottenere una diminuzione di pressione sulle pareti del condotto.
Il tutto ovviamente va calcolato in una data quantità di tempo prestabilito (al secondo, all’ora, all’anno).

Questo esempio mi era comodo quando dovevi spiegare nei corsi di Primo Soccorso che tenevo ai tempi del mio impegno in Croce Rossa, lo stato di Shock, che poi se qualcuno è curioso, posso anche tornarlo a spiegare nel dettaglio (anche se sono un po’ arrugginito, poco aggiornato e ci saranno certamente persone in grado di superarmi in chiarezza e competenze), ma ora vi basti sapere che da definizione lo Stato di Shock è per la medicina uno stato permanente e degenerativo che porta alla morte, se naturalmente non si interviene tempestivamente e massicciamente con le opportune pratiche mediche ad arrestarlo. Le Arterie il condotto, la pressione, per l’appunto la pressione arteriosa anche se qui il problema era il calo della pressione e non l’aumento, ma il concetto fisico resta il medesimo.
Se invece vogliamo traslare l’esempio alle strade e al traffico che le investe, credo che sia possibile affermare che, al netto di complotti e scie chimiche, per calare il traffico o si allargano le strade o si diminuiscono il numero di mezzi che le percorrono in un dato lasso di tempo. Aggiungo, per mischiare i due esempi e fare un po’ il poeta, (che i miei detrattori me lo fanno sempre notare che sono un irriducibile e velleitario idealista, tanto vale che me la goda un po’), che per esperienza diretta si può dire con ragionevole certezza che il traffico si comporta in maniera permanente e degenerativa e per quanto non è il solo responsabile di malattie spesso mortali, incide su queste, oltre che in generale sulla qualità della vita di chi ai gas di scarico, al rumore, all’ingombrante ed esteticamente discutibile, nonché a volte pericolosa presenza fisica dei mezzi, preferisce strade mediamente libere da macchie d’olio e aloni di pneumatici, anche a patto di muoversi più lentamente, a piedi, in bicicletta, senza paura del freddo o del caldo. Se età e stato psicofisico glielo permettono, questo è chiaro.
Qualcuno dice che siamo arrivati ad un punto in cui non si possono più ignorare gli aspetti negativi che comportamenti scorretti portano a noi stessi, ma anche alla collettività. Io sono d’accordo con chi la pensa così, trovando la qualità della vita in cose differenti dal parcheggiare a pochi metri dal negozio, dal ristorante o dal bar, ma al contrario andare al negozio, al ristorante, al bar senza il rischio di essere investito o respirando schifezze sgasate da quello che vuole parcheggiare a pochi metri dal negozio dal ristorante, dal bar. In più almeno in quel momento il mio stile non impone agli altri qualcosa di nocivo e negativo (sempre che non sia la mia presenza, che am despies, ma son problemi vostri).
Visto che pare non si riesca a fare discorsi ampi senza esempi puntuali, sono d’accordo anch’io che chiudere un condotto non serva a molto, se la quantità di liquido non cala.
Ma il problema vero, per me è questo: calare la quantità di liquido quando il beneficio individuale a buttarsi nel flusso, impatta per “futili motivi” sulla collettività.
Andare al lavoro non è un futile motivo. Andare in auto al lavoro a distanze brevi, perché così dormo un po’ di più (ma poi m’incazzo del ritardo perché c’è la colonna di quelli che come me hanno dormito 5 minuti in più e si scagliano tutti insieme nel condotto, stretto, creando più pressione di quella supportabile), sì. Vale come futile motivo anche: perché c’è freddo, perché c’è caldo, perché mi scoccia.
Andare al bar non è un futile motivo, essere pigro, freddoloso, insensibile alla collettività o solo mal abituato e volerci parcheggiare davanti per forza, sì.
Credo che si potrebbero fare altre decine di esempi.
Se vi va, fateli e vi dirò se nella mia personale idea rientrino o meno nei futili motivi.
Che secondo il mio punto di vista il fatto che nessuno possa giudicare nessuno è una di quelle idee che vanno contro i principi seri dei rapporti fra umani.
Un’idea dal sapore hippie che non condivido.
Siamo giudicati continuamente, smettiamola di dire che “chi sei tu per giudicare”! Sono uno che ha delle idee e se per affermarle devo dare un giudizio negativo su un comportamento che reputo sbagliato, lo faccio e mi sento normale, non malvagio…ma giudicate poi voi, non spetta a me. Perché sono altrettanto consapevole che qualcuno giudicherà me per quello che ho detto e non necessariamente in maniera positiva. Anzi, capita di rado, ma non mi spaventa. Mi spiace, che come un po’ a tutti mi piace piacere, ma non a tutti i costi e non mi spaventa il contrario.
Per fortuna, altrimenti sarei rovinato.
Tornando alla circolazione: la soluzione per me non è quindi riaprire un condotto, ma chiudere più condotti e visto che i futili motivi proliferano e che quello che dice il “buon senso” (ognuno ha il suo ed io ho il mio) non sta portando a migliorie significative, bisogna intervenire a tutela di chi subisce per la salute e l’interesse pubblico. Questo si ottiene solo facendo di tutto per diminuire i mezzi.
Ho detto di tutto, quindi lo so che non si possono chiudere città senza offrire mobilità alternativa.
Se siete sufficientemente curiosi o mi conoscete bene, le tracce che ho lasciato su questi temi sono inequivocabili, nette a tratti addirittura radicali.
A vent’anni (quindi più di vent’anni fa), rompevo la testa ad amici e conoscenti con l’idea che fossimo dei pazzi a non investire su una rete metropolitana che considerasse Reggio, Modena, Carpi, Sassuolo e tutto ciò che sta nel mezzo, un’unica grande città da collegare capillarmente, con una linea dritta verso Bologna sotto la pedemontana. Sogni di un giovane che non ha mai sopportato perdere tempo alla ricerca del parcheggio o essere sorteggiato come quello che la tal sera doveva accompagnare le tigelle con l’acqua minerale e scarrozzare amici allegrotti.
Io e si capisce bene per chi lo vuole capire, non difendo nessuno per PARTITO preso, anzi, mi pare che nel caso del famoso condotto chiuso/riaperto tanto dibattuto nella mia motorizzatissima cittadina (i dati dicono che siamo abbondantemente sopra i 35000 mezzi a fronte di una popolazione di 41000 abitanti scarsi), sia accaduto l’esatto contrario: difendo la mia opinione e pur rispettando quella di chi non la pensa come me o addirittura mi dice che sono ridicolo, folle e insignificante idealista, nella logica non arrogante, ma naturale di chi crede in qualcosa, faccio di tutto per ottenere quello che ritengo essere giusto per me ed anche per chi mi critica. Presuntuosamente: leggete il passaggio sul giudizio degli altri.
Il tutto in maniera democratica direbbe uno oculato, prima che mi si dia pure dell’antidemocratico, perché la penso diversamente da una supposta maggioranza (attenzione: le elezioni non ci sono tutti i giorni, però e se uno vota un programma senza leggerlo o pensando che riguardi nei risvolti impegnativi solo gli altri, beh, c’è un problema di cultura democratica davvero…)
La logica del consenso non mi appartiene e penso lo si veda bene.
La carriera politica non m’interessa ed anche questo penso sia evidente.
Circa tre anni fa ho deciso di spendermi quando potevo continuare a pensare solo ai fatti miei, nella speranza di migliorare secondo un programma e le mie idee la città in cui vivo.
Per qualcuno, è evidente, sarebbe stato meglio io fossi stato per i miei, ma se qualcuno mi ha votato, portandomi in Consiglio Comunale ed oggi mi critica per le mie posizioni su auto e chiusure al traffico o non ha capito ciò che dico esplicitamente da anni ed ho ripetuto ossessivamente in campagna elettorale e mi spiace, o ha sbagliato a votarmi.
Io non ho cambiato idea e la mia non l’ho mai nascosta.
Domanda per i concittadini che hanno avuto la pazienza di seguirmi fin qua: volete sentirvi dire che la chiusura di Via Legnago è stata un errore?
O meglio, pretendete un sì o un no secco?
Fate la domanda a chi pensa di guadagnarci per le prossime elezioni, non a me, perché io presuntuosamente penso più in grande e in maniera più articolata.
Vedrete che troverete chi accorrerà spintonandosi a darvi la risposta che più vi aggrada, pur di accaparrarsi la vostra simpatia e così, magari, un altro giro di giostra sulle macerie di una città incapace di uscire dal tugurio dell’interesse particolare.

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