Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LI (XVI-II) – 08 II 2017

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Non che qui si sia mai fatto divrsamente, ma, parliamoci chiaro: io non sopporto più niente e nessuno.

Dovrei probabilmente scappare su un cocuzzolo delle mie amate montagne e munirmi di recinto elettrificato per tenere lontani tutti gli esseri viventi intenzionati o meno ad interrompere la mia solitudine.

Ma in realtà so che non funzionerebbe esattamente così. Che poi la mia malata necessità di relazione mi porterebbe a fare l’ennesimo mea culpa e a rivedere le mie posizioni radicali: a pentirmi ed autofustigarmi, insomma. A smerdarmi e a sentirmi pure in colpa per quanto sono cattivone…

Quindi in realtà quello che veramente non sopporto più, è la mia incapacità a migliorare anche solo una cosa intorno a me: una che sia una! Ma la situazione si complica ancor di più quando bisogna ammettere di non riuscire mai e poi mai ad ignorare il vigliacco e subdolo richiamo alle responsabilità.

Si ho ragione, ma…

…lo so. Mi arrendo: che facciamo prima.

Non è che io sia presuntuosamente deluso da me stesso, ma certamente faccio veramente fatica a sopportare il peso che mi autoinfliggo. Ciclicamente mi maledico per essere me stesso.

Sbattersene.

Fregarsene.

No, non fa proprio per me.

Sto migliorando, ma non ci riesco in maniera esauriente. Un po’ funziona, ma poi mi si chiude la vena e…arrivederci ai suonatori: parte la rissa.

Ecco perché, anche se non mi tollero proprio, oggi ho deciso di essere qui comunque a sopportarmi.

Forse sono solo malvagio e non faccio altro che imporre a voi la mia presenza e le mie contorte elucubrazioni e, come mi sento dire spesso da chi sa veramente come stare bene al mondo, con i miei ragionamenti sui massimi sistemi…che ormai, visto il livello medio delle discussioni basta alzare il tiro a qualcosa che esca dal quartiere e si è già nella bolgia con Marx e Platone.

Sempre se ci siete, chiaro.

Che la radio è proprio uno strumento meraviglioso. Pensate: posso tediarvi e forse non ci siete.

Insomma posso continuare ad essere assolutamente inutile, ma nella convinzione del contrario.

Altro che oppio e via discorrendo, questo sì che è un paradiso artificiale!

Un autolavaggio della frustrazione.

Non mi permetterei mai di fare paragoni insostenibili, ma in questi casi mi sento un po’ un poeta.

Uno che non solo si fa un sacco di seghe mentali, ma ci tiene a dargli peso, a fissarle e nella speranza che qualcuno le trovi interessanti leggendole.

Per fortuna qui non ci sono i like, posso solo intuire che non siate in tanti, come il poeta non può veramente sapere in quanti abbiano letto la sua poesia e soprattutto cosa hanno provato nel farlo. Qui ho un modo in meno di disilludermi: ecco perché continuo ad amare la radio e a criticare i social, pur usandoli continuamente: perché qui sono al sicuro. Dalle delusioni dell’indifferenza, che non è dimostrabile, solo sospettabile.

SCALETTA MUSICALE



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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