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Più che altro per non dimenticar(Si)


05 I 2017: trekking Anello Monteorsaro-Monte Prampa

 

È ormai divenuto un classico delle mie camminate invernali, sopratuttto perché garantisce sicurezza anche nell’eventualità di ghiaccio, neve e/o bagnato sul percorso.

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La Cima del Monte Prampa si ferma appena al di sotto dei 1700 metri s.l.m. ed anche quest’anno decido di raggiungerla, in un mattinata più che tiepida per il periodo. Un Cusna appena imbiancato controlla di fronte e dall’alto, da imponente sentinella sulla Val D’asta, che salendo la fascinosa Via Pradancino, sbuca d’improvviso, dietro la “più bella curva dell’Appennino Reggiano, prima d’immettersi sulla Strada Provinciale 99 e di giungere all’abitato di Monteorsaro. Basta buttare l’occhio oltre la staccionata che delimita il parcheggio per godere dell’ampio panorama, che la giornata tersa offre, in direzione Cimone e Abetone.

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Per iniziare l’ascesa, si deve percorrere brevemente la  forestale, che poche centinaia di metri sopra l’innesto sulla strada provinciale porta al celeberrimo Rifugio Monteorsaro e salendo per circa un’ora, fino al Passo delle Cisa, per poi farsi inghiottire dal bosco, deviando secchi a destra in prossimità del segnavia che ci immette sul sentiero 621B

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La salita a questo punto prosegue per circa mezzoretta nella faggeta, dove sono evidenti i segni dei boscaioli, che hanno ordinatamente accatastato il legname preparato per il lungo inverno, che però per il momento non pare proprio aver voglia di avvolgere la montagna. Solo a metà del percorso, nel tratto più ripido che di lì a poco ci porterà fuori dal bosco, calpestiamo i primi accenni di neve. Pochi centimetri farinosi che rendono leggermente più faticosa la salita, a tratti aspra. Il bosco è sempre più rado e poco dopo una delle rampette più scoscese, si apre sul Cusna che nel limpido del mattino, riflette il sole grazie alla neve che seppur esilmente lo ricopre e che si alza in sbuffi evidenti fin da quaggiù, seguendo le folate di vento che in quota, è evidente, spazzano il crinale, ma che per ora paiono solo una lontana minaccia: la temperatura fin qui permette di salite con una maglietta e una felpa leggera.

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Una volta usciti dal bosco, il sentiero svolta praticamente a 90° verso destra (ovest, sud/ovest) e la pendenza fino a quel momento costantemente impegnativa, diventa decisamente più dolce. Si cammina salendo dolcemente su una morbida prata, praticamente sul confine col bosco e quindi appena sopra la linea degli alberi, sempre più radi, mentre sulla sinistra il panorama apre alle rocce e alla prateria brulla del monte. Superato un fosso, oggi quasi asciutto, si sale ancora leggermente con una esse e la pendenza torna a farsi più impegnativa. In lontananza si nota una fila di alberi mossi dal vento. Sono gli ultimi prima dell’ultima svolta secca a sud (a sinistra per chi sale). Qui s’incorcia il sentiero che sale da Villa Minozzo e che lascia ora il posto a una rampa larga sul filo del crinale. Qui la neve imbianca in maniera uniforme il sentiero che diventa scivoloso e quindi più faticoso. Pochi minuti e ci troviamo su un primo cocuzzolo, che apre lo sguardo sulla Valle del Secchia, sulla vicinissima cima del Ventasso, più in basso sul piano della Pietra di Bismantova e più in lontananza sul Casarola/Alpe di Succise, del Cavalbianco, della Nuda col suo Gendarme, imbiancati e brillanti. Qui il vento punge e la temperatura percepita crolla vertiginosamente, nonostante il sole, costringendo ad appesantire notevolmente l’abbigliamento.

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Ora il sentiero scorre lungo un crinalino che scende in una conca, per poi risalire velocemente alla Vetta del Monte Prampa, dove da qualche anno una stele accoglie i viandanti per testimoniare il completamente dell’ascesa.

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Una volta in vetta, complice la giornata spettacolare, la visuale offre meraviglie a 360°: guardando verso Sud e seguendo la linea del sentiero che fra poco imboccheremo per iniziare il tratto di rientro dell’anello, si scorge la cima “gemella” del Monte Cisa. Ruotando in senso antiorario, c’è il Gigante a tracciare il confine con l’azzurro del cielo; continuando nella rotazione, oltre il Vallestrina lo sguardo s’imbatte in via quasi eccezionale alle cime di confine con la toscana: Montevecchio, il complesso dell’Abetone, poi il Cimone e sotto di noi la larga vallata segnata dal Dolo, che si riporta ai nostri scarponi risalendo per Febbio e Monteorsaro, proprio sotto di noi. Da qui. tutto si apre e in lontananza, allungando bene lo sguardo oltre la Pianura Padana, che appare bigia e ricoperta da un livido alone di smog, si possono intravedere alcune imponenti sagome alpine (forse anche il Monte Rosa?). Terminando la rotazione si torna alle cime innevate dell’appennino Reggiano, già ben visibili poche centinaia di metri sotto appena giunti sul crinale, che da quella parte declina in una profonda scarpata.

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L’aria pungente non da tregua e suggerisce di cercare riparo abbassandosi sotto la linea del crinale. Scendendo dal lato opposto a quello da cui si giunge al culmine, in direzione Sella del Prampa, lo si fa in maniera rapida grazie alla via che scorre ripida lungo lo stretto crinale sassoso. In pochi minuti si viene di nuovo inghiottiti dal bosco, e dove il sentiero spiana nella sella si giunge ad una biforcazione. Abbandonando l’ascesa verso la vetta del Cisa, si può a questo punto cambiare direzione verso sinistra, dove riprende la brusca discesa lungo il tracciato segnato da un fosso ora asciutto. Le friabili rocce levigate coperte da un sottile strato di neve, sono infide e spesso è bene usare come appigli i tronchi ed i rami della rigogliosa e addormentata faggeta. La discesa a questo punto è davvero molto rapida e di facile intepretazione. Nel tratto finale il sentiero si ammorbidisce ed esce per lunghi tratti dalla copertura della vegetazione, regalando ancora lo spettacolo dell’inconfondibile silouette offerta dal versante nord del massiccio del Cusna, che si allunga dal naso del Gigante, che ci sovrasta, fino ai piedi segnati dal Monte Piella.

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In circa 60 minuti dall’inizio della discesa dalla vetta e dopo poco più di due ore dalla partenza dal parcheggio sottostante, torniamo ad incrociare la forestale che sale verso il capanno di Passo Cisa. Siamo poco sopra il rifugio Monteorsaro, dove l’ospitalità ed un ottimo piatto di polenta ci attendono per completare in bellezza questa semplice, quanto suggestiva escursione, prima di riguadagnare la strada di Piastrella Valley.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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