Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XLVIII (XIII-II) – 11 I 2017

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Come non m’interessava fare le classifiche di fine anno, tantomeno potrebbe importarmi il mettersi a fare l’elenco dei buoni propositi per l’anno appena iniziato.

Non è per niente roba da me.

Non nel recente, quantomeno.

Un tempo, tipo quando ero ragazzino, ci facevo più caso a questo genere di cose.

Più che altro passavo gli ultimi giorni dell’anno vecchio e i primi dell’anno nuovo a pensare: “questa è l’ultima volta che faccio questa cosa per quest’anno” o viceversa, “questa è la prima volta che faccio quest’altra cosa del nuovo anno”.

Me le segnavo.

Come se avesse importanza avere fatto certe cose nel dicembre 1990, o nel gennaio 1991.

Era una sorta di gioco, che piano, piano mi ha stancato e senza accorgermene ho, per fortuna, smesso.

Più che un’abitudine, un vero e proprio tic, che a volte nei momenti meno lineari, torna a colpire di sfuggita; ma così, come un baleno e alla fine e sempre per fortuna, lascia poco più di un sorriso sotto i baffi.

In quanto ai buoni propositi, poi, devo ammettere che non ci ho mai creduto, anzi, quelli proprio non li ho mai compatiti. Ci ho provato a stare anche a questo gioco, ma sono scoppiato presto, per ammettere che non riuscivo nemmeno per scherzo in questa assurdità.

Se uno vuol fare una cosa, la fa e basta, mica che: “da quest’anno faccio quello o faccio questo”.

Per me che fosse Aprile o Novembre non cambiava niente: se mi veniva in mente che dovevo cambiare le cose, provavo a farlo, punto e basta!

E mi ha sempre fatto un po’ ridere questa cosa dell’anno nuovo, vita nuova; quindi, se me ne raccontate non v’offendete se mi scappa da ridere mentre lo fate.

Non è che mi fate ridere voi o voglia minare la vostra convinzione che nell’anno nuovo sarete più magri, più sportivi e così via.

Ok, sono un bugiardo…mi tocca ammetterlo…mi fa un po’ molto ridere chi fa così.

Non resisto: sghignazzo altezzoso e sbruffone nel pensare a chi ha bisogno di un palo attorno a cui girare a ‘mo di boa, perché io vedo che spesso e volentieri chi lo fa è solo perché in realtà non vuole ammettere, vedere o accettare che ha una catena al collo, legata proprio a quel palo. Ed allora vi si vedrà fra un annetto dopo aver compiuto il giro completo, con la stessa faccia seriosa e tanto di ciglia aggrottare dire le stesse cose; sempre che nel frattempo non vi siate liberati della catena: magari il 17 giugno o il 13 settembre. Che qualcuno rinsavisce. E non sente più il bisogno di proclami carichi di speranza, quanto di fallimento.

A dire il vero questo, però, non pare proprio periodo di ravvedimenti, di riflessioni compiute, elaborate ed applicate. Non è “a la page” riflettere. Pare essere più in voga reagire. Non importa come: basta non rimanere fermi, non darsi il tempo di elaborare se sia giusto farlo, quali conseguenze può avere e soprattutto non sentire la responsabilità di queste.

Non porsi nemmeno il problema.

Penso sia per questo che sento una gran fiacca addosso, che la forza è rimasta negli Star Wars che ho ingurgitato durante le ferie di inizio anno in religiosa maratona.

La fiacca non è solo colpa del freddo, dei tanti Kg messi addosso a furia di tracannare lambrusco a sgrassare cotechini, del ritorno alla routine. La stanchezza è dover ammettere che da buon impulsivo, da gran iracondo, sono diventato solo un dilettante: non è la vecchiaia che mi ha fatto maturare e calmare, io sono sempre quello, solo che intorno a me la realtà supera la fantascienza e lo ammetto: non ho ancora trovato il modo giusto per reagire al delirio che cresce e piuttosto che diventare parte del problema, preferisco lasciarmi accantonare.

Per una volta, oltre che Snob, mi sento saggio.

Presuntuoso?

Beh, meglio sgodevole, che paraculo!

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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