Ieri sera, martedì 15 novembre 2016, un’importante Consiglio Comunale che si è concentrato su un argomento cruciale per il Comune di Sassuolo e dell’intera area distrettuale, non ultima quella dei vicini del Comune di Fiorano Modenese.
Di seguito il testo del mio intervento in aula (al netto delle piccole modifiche apportate “in diretta”, anche per rispondere agli interventi di alcuni Consiglieri, che mi hanno preceduto), dove spiego le mie ragioni per il voto favorevole a quanto portato all’ordine del giorno e il mio punto di vista su ciò che sarà necessario fare, almeno a grandi linee, affinché questo intervento crei oltre che posti di lavoro (sul breve periodo con i lavori e sul lungo periodo con le nuove strutture commerciali), un nuovo centro moderno e accogliente per il nostro distretto:
Cisa/Cerdisa è indubbiamente uno dei nodi fondamentali per il futuro della nostra città e non mi stupisce che sull’argomento si siano aperti dibattiti animati, polemiche, prese di posizione e a tratti anche scontri veri e propri sul come gestire una delle riqualificazioni più importanti non solo della storia distrettuale, ma di tutta la regione e probabilmente del nord Italia.
Oltre ai lavori in Commissione, ho seguito con grande interesse molti incontri in cui, pur non essendo io urbanista proffesionista, ho potuto formare una personale visione di quello che sarebbe l’ideale futuro di questa importante area: sia per dimensioni, che per posizione. Dopodiché, con l’aiuto dei tecnici, dei colleghi più ferrati tecnicamente e del lavoro nelle Commissioni stesse, ho cercato di capire quanto del mio ideale fosse compatibile con la realtà e le disponibilità, con la concreta possibilità di realizzazione e quanto fosse applicabile nel perimetro del progettare moderno, dinamico e sempre a portata di un ragionare pragmatico.
Spero che ognuno di noi abbia legittime aspettative e desideri profondi su quello che si candida ad essere un cuore pulsante di una città che si espande e si apre verso i centri limitrofi, ma devo dire che trovo controproducente l’arroccarsi su posizioni irrealistiche, al limite del fantasioso e sono ancor più discorde con la palese volontà di stoppare nuovamente tutto dopo decenni di inutile, deleterio e frustrante stanby, proprio ora che qualcosa, finalmente, si concretizza e non certo per fortuna, come ho sentito dire qualche giorno fa in commissione da uno dei rappresentanti della minoranza, ma grazie ad un assiduo e importante lavoro dell’amministrazione, che poco o nulla ha a che fare con l’intervento della dea bendata. Le cose si ottengono se ci si lavora, non per fortuna, così come non è nella sfortuna che si devono ricercare le cause dei fallimenti. Come ho scritto qualche giorno fa sui Social, devo ammettere che a volte e senza la necessità di scomodare la malizia, viene veramente da pensare che questo autentico catenaccio, venga attuato per ripicca e col preciso intento di impedire un successo che non può e non deve essere visto come quello di una sola parte, ma della città intera.

Anzi, del distretto intero, visto che credo fermamente nell’apertura, nel dover finalmente superare e abbattere gli interessi particolari che hanno ingabbiato e limitato il potenziale di uno dei distretti più ricchi e vivaci del globo, non nella chiusura nei rispettivi cortiletti di casa, come invece mi pare altri auspichino.
I punti su cui ho concentrato la mia attenzione sono prevalentemente quelli legati all’aspetto ambientale e a quello di un progetto che fin da subito prendesse in considerazione l’idea di una mobilità sostenibile atta a collegare e rendere facile il raggiungimento dei centri storici, che per quanto riguarda Sassuolo, grazie al ripristino dell’interesse in passato abbandonato per la valorizzazione turistica, ergo commerciale del centro storico, sta offrendo grandi potenzialità , compatibili, anzi complementari e non certo di contrasto con la nuova area commerciale.
A livello ambientale stiamo già vivendo il ripristino della permeabilità di una buona parte di un terreno schiacciato sotto tonnellate di asfalto, e dai vecchi stabili industriali con le pericolose coperture in amianto; la bonifica del sottosuolo inquinato dai residui industriali: si è ottenuto, cosa per me fondamentale, ma tutt’altro che scontata di fare questa operazione tutta e subito, almeno per quanto riguarda la zona nord del comparto e con tempistiche certe, prevista per stralci sul resto del comparto.
Tornando sul fondamentale aspetto della mobilità penso sia importante valorizzare l’idea di fondo, cioè il rendere fruibile la nuova area con una rete adeguata di trasporto pubblico, rafforzandola e incentivandola per togliere traffico veicolare ad una zona già calda e con esso emissioni inquinanti, oltre che rendere fruibile la nuova realtà anche per chi per motivi economici, di abitudine, di scelta, non possiede un mezzo proprio. Impossibile in questo caso non pensare in particolare alle persone anziane; naturalmente vale lo stesso discorso per la mobilità dolce, da privilegiare studiando e realizzando una rete di collegamenti ciclabili e pedonali che fungano anche da unione, una volta per tutte, per i centri della nostra città e dei vicini di Fiorano, in un’idea di gestione sempre più congiunta, che si concretizzerà con l’area verde prevista in territorio fioranese sull’asse di confine fra i due comuni, a dare fin da subito l’idea di miglioria, fruibilità e nuova vita all’intera zona e di volontà di creare una continuità fra i due territori, aumentando nel contempo il pregio dei quartieri storici da troppo tempo resi periferia e che ora possono sentirsi di nuovo al centro dell’attenzione, come quello di Braida.
Sappiamo tutti che il momento in cui versa il mercato immobiliare e l’economia molto presumibilmente non favorirà uno sviluppo in tempi rapidi dell’intera area. Questo elemento incontrollabile, può però venire a vantaggio di un’operazione che potrà essere svolta con la dinamicità e la flessibilità urbanistica necessaria ai nostri tempi, dove è ormai evidentemente sbagliato ragionare rigidamente su intere aree, costringendo a vincolarle ad idee che non fra 30, ma magari 10 anni saranno già obsolete.
Per tornare su uno dei punti di polemica più insistenti, quanto direi emblematici, ora vorrei parlarvi da amante del cinema quale mi confesso: per questa mia passione non posso che son auspicare l’arrivo di un multisala in quell’area, cosa che peraltro non è interdetta a priori: ma avete mai conosciuto personalmente chi avesse la reale intenzione di lavorare ad un’operazione del genere? È quindi corretto dire che l’attuale Amministrazione ha abbandonato un progetto o lo è di più dire che la passata non ha trovato il modo, il consenso necessario per realizzarlo? Emblematico dicevo, come nodo, e purtroppo esportabile su parecchie delle polemiche strumentali tornate in voga nelle ultime settimane, sempre nell’ottica nichilista che pocanzi denunciavo. Per capire che l’operazione multisala non pareva avere le basi economiche, commerciali sostenibili, basta citare la stampa del 2011, quando la precedente Amministrazione stava lavorando al piano Cisa/Cerdisa. A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si prende: non è che certi annunci siano semplicemente volti a guadagnare spazio mediatico, ma che si traducano in autentico fumo negli occhi, dietro cui si cela il nulla più assoluto?
Tante sono le cose da fare e il tempo a mia disposizione poco, quindi mi fermo qui, sottolineando la personale idea che tanto dipenda certo dall’andamento dell’economia dei prossimi anni, ma io credo fermamente che sarà indispensabile, fondamentale e vitale il coinvolgimento della cittadinanza, dei commercianti e degli industriali. Troppo importante Cisa/Cerdisa per il futuro del quartiere, della città e del Distretto per essere piegato a giochetti di fazione e ripicche di parte. Cisa/Cerdisa non può essere e non è un capriccio: CISA/CERDISA è il futuro. Costruiamolo assieme e con serietà, in maniera possibile, moderna, sostenibile e compatibilmente con i tempi imposti dalla volontà di fare il meglio, il più rapidamente possibile!

Lascia un commento