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Profondo Blu – Emiliano Mazzoni Live – Caffè del Teatro Fiorano Modenese (12 XI 2016)

Quando arrivo nel grazioso e caldo salottino del Caffè del Teatro, noto che sul palco è montata, oltre al fedele piano, anche una batteria,ai fianchi della quale stanno in bella vista un paio di amplificatori, su cui stanno appoggiati un basso ed una chitarra. Bella sorpresa: Emiliano ci offrirà il live non solo voce e Piano, come fin’ora m’era capitato di vedere, ma con l’intera band, impegnata anche nelle session di registrazione del suo terzo ed ultimo disco, Profondo Blu.

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Come sempre nel locale fioranese c’è un’atmosfera familiare e la sala che ospiterà il live piano, piano si riempie di amici, chiacchiere, pacche e curiosità, dipanata dopo pochi minuti, quando sul palco inizia a suonare la formazione composta oltre che dal titolare del progetto, dal batterista Samuele Lambertini, dal Chiatarrista Mirko Zanni e dall’esperto Luca Rossi in questo caso al basso (obbligatorio ricordare il suo ruolo da “produttore” del disco, nonché ex colonna portante dello storico e delizioso progetto musicale degli Üstmamò).

Il piano (posso dirlo, molto Nick Cave?), fa da linea guida e dietro tutto il resto, compresa la voce arcaica di Emiliano, che calza a pennello con la camicina a righe impostagli prima dell’inizio del live. Liriche taglienti, arrotondate solo dal tono suadente con cui vengono enunciate. Una voce che lascia da parte la forzata modernità e si fa accarezzare dall’accento forte e sanguigno dell’alto appennino tosco emiliano; terra che lascia il tempo per immaginare e formulare sogni, buttati con quella che, più che naturalezza, pare ingenuità o forse impossibilità a fare diversamente. Quella schiettezza che passa sopra alla convenienza e si libera senza pensare alle conseguenze, tanto non sa essere altrimenti.

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Stare fuori dal furore scintillante del metropolitano, forse può far soffrire ed Emiliano a volte me l’ha raccontato: spalare la neve già a novembre, fare 120 Km di curve per un cinema, lo capisco, è veramente una rottura di scatole, ma penso che l’altra faccia della medaglia di questa condizione sia il profondo che forse non avrebbe e che lo inviterei a tenersi stretto, che se come per noi tutto fosse scontato, invece che visto dall’alto. Lo so, è facile dirlo da quaggiù, ma a volte l’egoismo di chi ascolta e di chi gode dell’arte altrui non può permettersi il lusso di capire a fondo la sofferenza che può esservi dietro di essa.

Emiliano però, secondo me non soffre, anche se digrigna i denti mentre canta e nel profondo blu, sinonimo per molti di cupa spirale verso l’oblio, lui trova il modo di sprizzare raggi di serenità e di giocosa ironia, che sfavillano birichine, nonostante le arie severe di cui spesso si vestono i brani.

Bravo lui, bravi i suonatori, brava la montagna che partorisce topolini, capaci di rosicare le abitudini e regalare stimoli al cuore e all’anima, a volte un po’ appiattiti su ciò che è giusto fare nella maniera giusta, anziché farsi solleticare dal profumo un po’ demodè, ma dal grande fascino dell’emozione schietta, robusta e a volte aggressiva della sincerità.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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