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COPERTINA
Bisogna sempre fare la voce grossa per farsi ascoltare?
C’è chi dice di no, che anzi più abbassi il tono e più costringi alla concentrazione. Solo che pare ormai impossibile tenere il filo del discorso per più di cinque minuti…cinque: sono il solito esagerato.
Basta che ti lasci scappare un termine non del tutto perfetto e la marea di ognicosa…OGNICOSA…ti sommerge, prima con accuse, poi con domande su “e te? Te cosa fai?”, oppure nella melma dei “siete tutti uguali”…e insomma, bastano due o tre passaggi di conversazione per trovarsi nel più completo alto mare a sgavettonarsi con palloncini pieni di fiele, volgarità, pretestuosità e soprattutto merda! Paioli zeppi di merda!
I Social, si sente dire…ma io sono fra quelli che pensano che non sia mica colpa dello strumento.
Tipo: se adesso io sparo cazzate è colpa di Guglielmo Marconi?
Le parole sono importanti, questo è vero, ma ancora di più il desiderio di dare loro una forma, un senso, un contesto, una vita; calda e mirata all’origine del linguaggio: la comunicazione, la voglia di capirsi, l’empatia.
Le parole sono state grandi protagoniste di questa settimana: premi che arrivano, vite che dopo essere state stravissute sull’onda delle parole e di linguaggi inventati, giungono al capolinea.
SCALETTA PEZZI
- Parole, parole – Mina e Alberto Lupo
- Not dark yet – Bob Dylan
- Cupid come – My Bloody Valentine
- When I was a young girl – Feist
- Uranium – His Clancyness
- Da Da Da – Trio
- Sui giovani d’oggi ci scatarro su – After Hours
- Highway star – Deep Purple
- Fattallà – Almamegretta
- A legend in my time – Johnny Cash
- Johnny B. goode – Chuck Berry
- Stan – Eminem
- Strychnine – Fuzztones
- Lonely boy – Black Keys
- Legalize it – Peter Tosh
- Fake tales of San Francisco – Arctic Monkeys

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