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Più che altro per non dimenticar(Si)


Alla Ricerca di Dory

L’antropizzazione degli animali nelle produzioni Cinematografiche dedicate ai più piccoli non sono certo una novità, come non lo è il personaggio di Nemo, che a tredici anni di distanza dal suo esordio, torna a regalare emozioni ed avventure nel sequel in cui diventa protagonista la smemorata chirurga Dory.

La Pixar sa il fatto suo e non v’è nemmeno da mettere in discussione la qualità della produzione dal punto di vista tecnico , almeno, questo credo debba valere per i profani in merito, come il sottoscritto. Se si entra nella scrittura del film, si fanno i conti con ciò che succede ormai da molti anni: lungometraggi animati che cercano storie che possano avere lettura molteplice e quindi divertire, emozionare, commuovere, spaventare e far riflettere generazioni diverse: genitori e bambini. Film multitarget, che giocano su equilibri a volte pericolosi, ma che in questo caso mi pare reggano bene, senza creare imbarazzi o sensazione d’inadeguatezza.

“Alla ricerca di Dory” dona una nuova avventura negli abissi e cerca fra l’azione e l’intrattenimento di insinuare gli occhi di chi guarda su pregi e difetti del nostro mondo. Ad interpretarli e ad “impersonarli” sono per l’appunto gli animali, prevalentemente pesci, che lasciano da parte il loro proverbiale mutismo per riempire i circa 105 minuti di lungometraggio con avvincenti e rocambolesche vicissitudini, dove è molto lo spazio dedicato ai rapporti “interpersonali”, alle riflessioni ed ai sentimenti. A tratti si punta dritto al segno, in altri casi si arzigogola maggiormente il percorso; a volte i personaggi si redimono, in altri casi il bene non vince proprio del tutto o se succede è anche grazie ad una buona dose d’imprevedibile, quanto sfacciata, meglio dire improbabile, fortuna, più che una reale convinzione o se preferite un vero “pentimento”.

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Colori sgargianti e inverosimili dinamiche al servizio di un realismo a volte feroce. Solo i grandi se ne accorgeranno o anche i più piccoli leggeranno in certe battute l’inconfutabile verità: che il mondo è un posto difficile e dove nulla è gratis?

105 minuti, dicevamo: forse unica pecca. A testimoniarlo le occhiaie del mio bimbo a fine visione e i rumorosi cali di concentrazione in sala, dove molti pargoli hanno faticato a rimanere inchiodati alla storia da tre quarti in poi. 90 minuti sarebbe forse una barriera da non sforare per produzioni del genere?

Sinteticamente: consigliato!



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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