L’estate sta declinando e le giornate si accorciano a vista d’occhio. Il tempo è buono, ma al mattino l’aria passa la soglia del fresco e travalica il limite del freddo. Siamo in viaggio da poco più di mezzora lungo la valle del Secchia e appena prima dell’abitato di Gatta lasciamo la SP 19 (da poche centinaia di metri confluita nella SP9, proprio poco sopra al punto in cui il Torrente Secchiello fa lo stesso col Fiume Secchia), per immetterci sulla SP108. Scendiamo al livello del fiume che ora ci scorre a poche decine di metri, rapido e fresco. L’aria si è invece fatta gelida e non par vero, ma sono costretto a fermarmi con le mani gelate, per indossare i guanti interi ed abbandonare quelli senza dita, tipici della divisa estiva da moto.
Scorriamo lentamente la vallata dei gessi triassici, stando attenti alle buche nella strada e cercando di godere del meraviglioso panorama. Oltrepassiamo le Fonti di Poiano, procediamo fino al punto un cui la strada di biforca: a destra un ponte s’incunea fra i tondeggianti monti gessosi, che qui lasciano un valico subito al di là del ponte sul fiume, per inepericarsi fino alle pendici delle Pietra di Bismantova. Qui noi procedendo tenendo la sinistra dove la strada inizia piano a salire, fino a divenire tortuosa e panoramica. Dopo diversi tornanti e pochi Km, arriviamo all’innesto con la SP59. Svoltiamo a destra in direzione Ligonchio. Ora si viaggia praticamente in costa con saliscendi morbidi, nel mezzo della folta vegetazione e fra le diverse frazioni che si susseguono timide e silenziose. Poco dopo quella di Casalino incontriamo la SP18. Una stretta e ripida ascesa ci porta ad attraversare un’animatissima Ligonchio, dove è impossibile non soffermarsi sul bacino artificiale della storica diga che raccoglie le acque dell’Ozola. Passato il paese procediamo in direzione Passo Pradarena.
La strada torna ad essere impegnativa anche a causa del fondo dissestato, soprattutto dopo la strettoia che ci obbliga a passare a pochi centimetri dalle soglie di antiche dimore in pietra, nell’abitato di Ospitaletto.
Continuiamo a salire nel selvaggio confine fra Emilia e Toscana, per poi vedere all’orizzonte i picchi aguzzi delle Alpi Apuane, da quel momento una costante del viaggio. Scendiamo rapidi il passo lungo il versante sud, entrando in provincia di Lucca e seguendo ora la SP18; in men che non si dica ci troviamo all’abitato di Sillano dove ci concediamo una piccola pausa caffè. L’aria continua a pungere, anche se ormai il sole è alto.
Ripartiamo dopo un quarto d’ora circa, lungo la SP14, fino all’innesto con la SR445. Per errore prendiamo per Piazza al Serchio all’ingresso del quale fa bella mostra una vecchia locomotiva a vapore. Ritornaniamo sui nostri passi dopo pochi Km e andiamo verso sud oltrepassando di nuovo l’incorocio che ci porta lungo il fiume verso Camporgiano. Procediamo fino all’altezza di Poggio e c’infiliamo lungo la stretta Sp49 che si addentra nel parco Naturale delle Alpi Apuane, salendo fino al passo Formica. Bellissimo tragitto di una ventina di Km alla cui sommità arriviamo dopo aver oltrepassato Careggine.
Da qui in poi seguiamo a SP69 e non appena inizia la discesa, il fitto bosco dentro al quale eravamo rimasti protetti per tutta l’ascesa, si dirada e ci espone al sole, poi all’improvviso eccoci di fronte i picchi aspri che di fronte a noi chiudono la vallata stretta che sovrastiamo. La roccia la fa da padrona e qualche volta fa capolino rotolando in mezzo alla stretta carreggiata. Speroni austeri ci accompagnano da vicino, dandosi il cambio a perdita d’occhio. Ci fermiamo per alleggerire il vestiario, ora eccessivo e per goderci da fermi un po’ dell’accattivante panorama che ci assorbe nel suo severo silenzio. Pochi minuti e si riparte per scendere verso Porreta, poi fino a Capanne e giù ancora fino ad innestarsi sulla SP13.
Ora la strada è praticamente piana ed affossata in una gola profonda. La sede stradale è circa il doppio di quella che abbiamo da poco lasciato e così ci concediamo di liberare un po’ le moto e la concentrazione, messe a dura prova dal fantastico e impegnativo tragitto da poco percorso. Ci prendiamo talmente gusto che lisciamo l’intersezione con la via che ci siamo prefissi di seguire: quella che sulla destra sale verso Arni prima, Passo del Vestito poi. Altra breve retromarcia ed eccoci sulla retta via: si fa per dire…
Ci accorgiamo di lì a poco che non avevamo ancora visto nulla! Saliamo e la strada si fa di nuovo stretta, tortuosa e ripida. Passiamo Campagrina, poi Arni, e in zona Campo dell’Orzo iniziamo a salire più bruscamente verso il passo. Entriamo ed usciamo da una serie di gallerie strette e spigolose, con la roccia viva che si protende dalle pareti che mantegono i segni della fatica e delle antiche tecniche di scavo. All’improvviso un tuffo in basso dello sguardo: s’intravede una striscia blu che diventa sempre più larga e vicina, mentre sotto la strada, strapiombi verticali si lanciano nel bianco intagliato a gradoni delle cave di marmo. Il traffico è intenso e tanti vogliono fermarsi a rimirare il paesaggio unico che si gode dalla sommità del Passo del Vestito. Rallentiamo, ma non ci fermiamo. Continuiamo a percorrere con attenzione la carreggiata stretta e sconnessa. Mi chiedo quanto dev’essere stato duro far largo ad una strada in quel posto.
Il mare ormai è vicinissimo. Ne assaporiamo il profumo sempre più intenso, man mano che scendiamo verso San Carlo Terme, dove lisciando appena l’abitato di Massa, torniamo a salire lungo la stretta via Foce, in direzione Colonnata. Da lì a poco ci troviamo accerchiati dalle alte guglie affilate delle cave bianchissime di marmo. Una serpentina sempre più stretta e ripida ci porta in pochi minuti dove la strada finisce: nella piazza del piccolo ma rinomato centro apuano. Parcheggiamo le moto e ci prepariamo a gustare le prelibatezze a base del celeberrimo lardo, famoso in tutto il mondo. Banchettiamo a lungo prima di concederci una passeggiata nei graziosi vicoli dove il profumo del ghiotto salume sale in prossimità dei laboratori, in cui dentro grandi vasche di marmo si stagiona con le tipiche spezie che lo rendono unico. Scrocchiamo anche una visita all’interno di uno di questi e una lunga chiacchierata con l’anziana gerente dell’alimentari dove non manchiamo di fare nostro un pezzo di lardo come souvenir.
Siamo ora pronti a ripartire: scendiamo da dove siamo venuti, ma dopo pochi Km, una volta terminata la serpentina più scoscesa, giriamo a destra, addentrandoci nella surreale via che si inerpica verso il nulla delle cave di marmo. Saliamo lungo un paesaggio lunare, senza incontrare praticamente nessuno. Il bianco abbaglia e la verticalità intagliata fa venire le vertigini. Attraversiamo lunghissime gallerie strette, rettilinee, fredde e buie. Anche qui la roccia viva suggerisce di stare lontano dalle pareti ruvide e dalle mille protuberanze granitiche. Sembra di essere letteralmente inghiottiti dalle austere montagne, di dover compensare con un po’ di scuro assoluto il bianco accecante che riappare incontenibile appena fuori da questi stretti angusti budelli forati nella montagna.
Saliamo fin dove è concesso. L’ennesima bianca, immensa e verticale parete ci sbarra definitivamente la strada. Non ci resta che ripercorrere a ritroso parte della via, fino alla periferia di Carrara, dove, bagliore alle spalle, ci dirigiamo verso Gragnana, lungo la SS446dir. Torniamo a viaggiare nel verde.
Dopo tanta infinita e fredda roccia il fresco del bosco ci fa percorrere con sollievo le dolci curve che seguono l’andamento della collina, fino a Fosdinovo.
Qui purtroppo l’unico vero inghippo della giornata: abbiamo necessità di rifornire le moto e ci troviamo lungo una strada immersa nelle colline poco sotto Aulla, nostro nuovo punto di riferimento. Temiamo di rimaere a secco e seppur malvolentieri ci buttiamo verso la piana antistante il golfo di La Spezia. Le secche curve ed i tornanti ci fanno scendere verso il livello del mare in maniera brusca. L’afa cresce e l’ansia di rimanere a piedi anche. Sconfiniamo in Liguria, sulla SS1 Aurelia. Dopo aver affogato per qualche Km nel rovente traffico, troviamo finalmente un distributore.
Torniamo verso nord ovest, attraversiamo il centro di Sarzana e da qui, accompagnando la risalita del Magra lungo la SR62, continuaiamo a sgomitare nel traffico intenso e lento fino a Santo Stefano. Iniziamo a liberarci del tedioso affollamento quando manca ormai poco ad Aulla.
Inizia a scendere la sera e finalmente il caldo molla la sua morsa. Il mio compagno di viaggio mi riporta lungo un percorso che ho da poco percorso: i 30 Km scarsi di foreste e curve che ci riporteranno in Emilia attraverso il Passo del Lagastrello (di cui ho già raccontato qui).
Una volta in cima, ultima pausa per dissetarci. Poi, mentre le ombre si allungano e l’asfalto si raffredda, verso piastrella Valley, come pochi giorni prima in solitaria verso Ramiseto, Castelnuovo Monti, fino a trovarci lungo le direttrici che accompagnano la discesa a valle dell’amico Secchia. Scende il crepuscolo velocemente e gli occhiali da sole iniziano ad essere di troppo, ma ormai siamo arrivati. Io e il compagno di viaggio ci salutiamo dopo poco meno di 12 ore, 270 Km di curve e panorami mozzafiato, qualche bicchiere di vino e tante buone chiacchiere ingrassate col delizioso Lardo di Colonnata.


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