Dondolare l’anima, a zonzo per l’appennino Reggiano e Modenese su un’Harley Davidson. Di questi tempi una goduria infinita! Sopratutto sfruttando l’estate, che ti permette luce fino a tarda sera, ricominciando una nuova giornata dopo quella al lavoro in claustrofobici, per quanto refrigerati, tuguri, che d’estate sembrano condanne ad un odioso mondo parallelo. Poi non prendere paura del buio che sale veloce dai boschi e ondeggiare piano, perdendo i pensieri dietro ad ogni curva, rimirando la luna piena che fa capolino da dietro un monte, proprio di fronte a te.
In questi giorni, avendone la possibilità, non mi son fatto pregare per correre in garage, infilare il casco e schioccare marce metalliche in direzione sud, senza fretta.
La testa pesante eredità di giornate al terminale, dissolta nel fresco che pian piano si impadroniva della faccia e da lì dentro fino ai polmoni, la polvere che vola via alla prima accelerazione rombante.
Fra le varie scorribande di questi giorni se vi va di provare a dondolare l’anima senza troppo impegno e zero tensione, vi posso consigliare un percorso ad anello che ho rifatto proprio poche sere fa e che in meno di un’ora permette di lasciare l’afosa pianura per trovarsi fra freschi boschi in pochissimi Km e quindi istanti, come se il teletrasporto di Star Trek esistesse sul serio. Per farlo, dal cuore di Piastrella Valley, basta attraversare il Secchia avviarsi in direzione Reggio E., poi infilare la Strada Provinciale 7 , che dalla Circonvallazione a Sud del centro di Scandiano si protende verso le verdi e tondeggianti colline che fanno da cornice alla stretta valle del torrente Tresinaro. Gradevole, lieve salire con curve ampie e morbide. Lo spettacolo aumenta quando, poco dopo l’abitato di Viano, il tracciato permette d’imboccare la Strada Provinciale 98. Incunearsi in questa stretta e pressoché disabitata striscia che interseca a ripetizione il corso dell’affluente del Secchia, rinfresca pelle e pensieri.

Giunti a Carpineti è l’ora di girare la bussola in direzione pianura (ma d’Appennino da godere ce n’è ancora molto prima di tornare all’arsura padana), imboccando il tratto montano della strada Proviciale 7. Curve e carreggiata più strette rispetto al tratto in ascesa e fondo non proprio perfetto, ma se si prende un ritmo da passeggio e il tempo di guardarsi intorno, il panorama regala attimi veramente unici, specialmente al calar del sole, quando il la nostra stella scompare dietro le colline opposte a quelle su cui si sta viaggiando in costa ovest. La strada non è altro che una parallela alla precedente, ma sovrastante la stessa e quindi dominante in maniera decisamente più aperta il panorama, ora ampio e lucente dei colori caldi e le ombre lunghe regalati da un meraviglioso tramonto estivo.
Baiso è la boa in cui cambiare nuovamente direttrice. Attraversato il centro del paese, basta seguire le indicazioni per Sassuolo per puntare dritti verso la valle del Secchia percorrendo in discesa la Strada Provinciale 27. Percorso in morbida discesa, curve rotonde e apertura larga, sul lato sinistro, sul fascino dei calanchi, che si perdono in lontananza e fino alla striscia argentata del fiume, che non è possibile vedere, ma intuire…là in basso, dove si arriva dopo pochi minuti all’altezza di Roteglia. Paesaggi lunari, brulli e arsi dall’estate. Terreni, campi e colture antiche. Sguardo senza tempo, solo ogni tanto spezzato malamente dalle becere e grige costruzioni del progresso, molto più spesso dalle tiepide tinte di casolari, ricchi di storia e cultura contadina, del profumo del fieno e dal sapore dei salami casarecci e del Parmigiano-Reggiano.
Da qui è rientro. Le prime avvisaglie di Piastrella Valley non si fanno attendere e solo la Caveriana regala alla Statale 486R piccoli momenti da fissare, come quando volgendosi a destra, si trova a frenare lo sguardo sull’imponente e meravigliosa scarpata del Pescale, sulla riva destra del Secchia.
Entrare nel muro d’afa, meno massiccio di quando si era partiti, ma comunque dall’impatto duro, non può che rimarcare a quanto meraviglioso sia avere a pochi rombi di moto la meraviglia appena lasciata e percorsa dondolando l’anima.

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