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Più che altro per non dimenticar(Si)


Odio (non poter vivere) l’estate

Il caldo è tornato, siamo in estate ed è normale, ci mancherebbe. Ciò non significa che il caldo non possa starmi sulle palle…infatti è così! Non quello della sauna, che invece adoro, nemmeno quello del pannetto sotto cui ranicchiarsi in cova, divanata, invernale: sto parlando di quello appicicaticcio della Via Emilia, che ti passa da parte a parte, bollendoti le orbite degli occhi e lasciandoti la pelle spugnosa, umida e perfetto approdo per la polvere che dall’aridità dei forni ceramici, si viene a depositare su di te. Roba da pesare qualche Kg in più alla sera, se non si compensasse con i liquidi persi.

Io odio l’estate. Come la canzone famosa , ma poi capita che qualche volta mi tocchi benedirla, per le possibilità che offre. Direi in realtà di odiare solo l’estate padana, quella di Piastrella Valley, poi è devastante. Dai 500 Metri sul livello del mare in su, di solito tutto migliora. Anche con la brezza marina, sotto sera, le cose possono fare cambiare radicalmente umore, ma da qui è più facile salire rapidi, che trovare una spiaggia.

 

In questi giorni, nonostante l’aria condizionata che mi ha protetto tutto il giorno, esco dall’ufficio regolarmente appassito, intontito e svuotato. Il torrido asfalto mi tormenta poi fra camion e altri che come me corrono via dalla giornata passata al lavoro. L’estate non è fatta per essere trascorsa fra quattro mura, anche se condizionate e refrigerate. Se poi scarrozzi palette di mattonelle con il muletto su piazzali infuocati, credo che arrivare a sera non dev’essere dissimile da un’autentica tortura.

Forse se avessi il tempo di godermela non la odierei tanto l’estate, anzi. Ma purtroppo faccio come tutti quello che posso (o quello che mi han detto che devo?) e soccombo ai ritmi del benessere: perdendone per strada sacchetti pieni, perché a volte mi sa proprio che ci confondiamo e non capiamo quale sia la direzione giusta. Imbambolati e ingabbiati nelle abitudini e nel tran, tran; in un gioco che basterebbe fermarsi un attimo per capire che non è per niente divertente e fa buttare alle ortiche un sacco di vita. Non voglio mica fare l’hippy, perché non lo sono, però in quest’angolo di mondo è evidente che abbiamo smesso di dare importanza allo stare bene e siamo ipocritamente assetati d’inutile apparenza. Quella che se non lavori almeno 10 ore non sei un uomo, che poi di quelle 10 ore, magari, in realtà la metà le cazzeggi: ma non importa. Basta che non ti godi la vita e sei un togo.

summer2

Di questa malattia nostrana parlavo ieri sera bevendo un bicchiere di birra con un amico, nel suo giardino, immerso nella fresca campagna modenese e dopo aver dondolato l’anima sulle curve di una strada appenninica in sella alla moto che mi sta accompagnando provvisoriamente in quest’estate 2016…una storia troppo lunga e noiosa da raccontare…non quella del giro serale a Carpineti, che invece probabilmente racconterò a parte, ma quella di questa moto “provvisoria”.  Perché ci provo sempre a drizzare almeno un po’ le cose, che lamentarmi mi lamento, ma non mi da piacere.

Insomma, ho sempre sintetizzato dicendo di odiore l’estate, ma alla fine devo ammettere che il caldo diventa un capro espiatorio e molto probabilmente io dico di odiare l’estate solo perché non posso viverla e il motivo per cui non posso viverla è perché da queste parti abbiamo il cervello bacato…io per primo. Il mio amico che per lavoro ha vissuto in Cina (che insomma, posto in cui pare che col lavoro abbiano un problemino), dice che quando torna qua non sa cosa gli succeda: si trova a sentir ribollire da dentro l’obbligo a fare, fare, fare. Se lo state leggendo come un complimento alla nostra mentalità siete malatissimi e forse dovreste fermarvi un attimo a riflettere, perché secondo me vi sbagliate di grosso. Pensate, se vi riesce, a quello che state buttando via, ma ancor peggio, al perché lo fate. Io delle volte lo faccio e onestamente provo una rabbia inestinguibile.

Spero solo di guarire per poter evitare di perdere 3/4 mesi l’anno di vita, buttandolo alle ortiche del manierismo di Piastrella Valley…anche se poi, se uno sano finisce in manicomio, come può non impazzire?



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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