Ci son delle volte in cui non si scrive per dire qualcosa, ma solo per fissare per quanto possibile il mattone che si ha sullo stomaco e lo sforzo per non sfogare con grossi lacrimoni l’impotenza, la tristezza e l’ansia.
Tutto inizia nell’assoluta serenità. Nel bel mezzo di quella grigliata di cui parlavamo già qualche giorno fa. È poi finita che dopo la grigliata di sabato, quasi per caso, sono andato a vedere Gara 1 dei quarti di basket. Reggio Vs. Sassari, riedizione della sfortunata finale di circa 12 mesi fa, con la squadra di casa, per cui non posso fare a meno di tifare, che s’è imposta in maniera convincente sui campioni d’Italia in carica. Io non ne capisco moltissimo di Basket o di Pallacanestro, se preferite, ma mi è sempre piaciuto da matti. Da piccolo, tipo a 11 anni, ho addirittura militato nella squadra collegata ai corsi che ci facevano fare nel doposcuola. Ricordo una sola presenza, mentre fuori nevicava fortissimo. Era il famoso inverno 1985, quando caddero decine e decine di centrimetri di fiocchi cristallizzati, anche su Piastrellavalley. Centimetri che probabilmente sono stati tolti beffardamente alla mia statura, che mi ha suggerito di dedicarmi ad altri sport. In ogni caso il palazzetto, la velocità e la spettacolarità di questo sport, mi hanno sempre affascinato e ogni volta che posso, vado. Se poi si ha la fortuna di affezionarsi ad una delle squadre più forti d’Italia, il gioco è fatto.
Andavo anche quando la Pallacanestro Reggiana militava in seconda serie (allora A2 se non ricordo male), ma vederla oggi lottare per lo scudetto, da certamente più stimoli: il problema sono solo il tempo e da qualche anno trovare i biglietti.
Domenica, invece, continua il fine settimana sportivo rincorrendo il mio vecchio e malconcio amore calcistico, che purtroppo anche quest’anno ha lasciato noi spasimanti con un palmo di naso. Campionato da dimenticare, l’ennesimo anonimo negl’inferi della serie C, che anche se oggi si chiama Lega Pro è e rimane la becera terza serie del Calcio italiano, che a quanto mi dicono non brilla nemmeno più ai massimi livelli, che non seguo e quindi non posso giudicare. A portarmi di nuovo sugli spalti di quello che io amo ancora chiamare Stadio Giglio (per quello che conta) è il più grande dei miei due figli.
Paolo da qualche settimana a questa parte, dopo il totale disinteresse per l’argomento, vigente fino ad un mesetto fa, ha deciso di divenire un grande tifoso della Reggiana…come il papà. Penserete che ne sono felice ed orgoglioso e non vi sbagliate, anche se ho già il senso di colpa per la buca in cui ho cacciato il mio innocente bimbo, non sa cosa lo attende: poche soddisfazioni, sempre che il mondo non si scaravolti. Poi, però, penso che del resto anche quando io vidi quel Reggiana-Legnano di serie C1 (1-0 gol di D’Agostino su rigore) al Mirabello, mai mi sarei immaginato che da lì ad una decina d’anni sarei andato allo stadio ad ammirare le amate casacche granata rincorrere le ben più blasonate maglie a striscie della Serie A. Durò poco (tre anni fra su e giù dalla B), ma intanto io c’ero e l’ho vissuto. Insomma, meglio non contarci troppo, ma la speranza è l’ultima a morire.
Nella partita di Domenica (Reggiana-Bassano 2-2), c’è stato anche un piccolo miracolo sportivo. Il vecchio capitano della squadra reggiana, ritiratosi ormai un anno prima proprio dopo la sfortunata uscita di scena nei Playoff persi ai rigori contro la squadra Veneta, torna in campo.
Si era fermato a 199 presenze con la maglia della Reggiana e a 49 gol. 10 minuti in una partita senza nulla da chiedere dal punto di vista della classifica, in cui il fato ha voluto venisse concesso un rigore proprio in quella finestrella…rigore segnato: presenze 200 gol 50. A scriverla non poteva venire meglio.
Prima della partita, poi, Beppe Alessi (il capitano ai saluti), ha avuto anche l’occasione di regalare la sua maglia e la sua fascia da capitano ad un bimbo di 11 anni. Paolo mi ha chiesto cosa ci faceva quel bimbo sdraiato sulla barella, perché non veniva con noi in tribuna. Io lo sapevo che Michael era malato e avevo letto al mattino che i genitori, la società, i tifosi e i giocatori della Reggiana gli volevano fare questo regalo in fretta. Ho detto a Paolo, sapendo di non dire il vero, che ora era malato, ma appena guariva veniva anche lui in tribuna.
Beh, io non so se c’è un aldilà, ma spero che sì e che ci sia una bella tribuna da cui guardare la Reggiana, magari tornare in serie B…almeno…perché Michael
poche ore dopo non c’era più…e questa cosa, anche se non conoscevo lui e la sua storia fino a domenica mi s’è piantata in mezzo allo sterno e faccio una fatica a digerirla e non piangere al solo pensarla, che…niente…era solo per non scordare, che purtroppo succederà prima di quanto il magone che ho adesso potrebbe far pensare. E non è che me ne faccio una colpa, però non mi va di perdere nel nulla questa tremenda tristezza che mi spinge sugli occhi.

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