Sarà che tendo a sfogare gran parte della personale carica emotivo/politico/sociale sul 25 aprile, data che per intenderci viene da me vissuta come ricorrenza più importante dell’anno, ormai di gran lunga preferita anche al mio compleanno, da qualche tempo in triste disuso. Giusto per fare un paragone semplice, diretto ed efficace: per me il 25 Aprile suona come il 25 Dicembre per i Cristiani (non quelli dei regali, dei cappelletti, dello zampone e degli scachetti, che in quel senso è festa anche per me; parlo dei Cristiani che ci credono davvero al significato del Natale, in senso totale e religioso…se ne esiste ancora qualcuno). Una ricorrenza che prende dentro e che emoziona, senza bisogno di spiegare il perché, che è insito in come si è fatti e come si vive l’intero anno.
Al contrario, non ho invece mai sentito moltissimo il 1° Maggio, non so cosa dirvi, ma è così, nonostante dai 14 anni abbia sempre ritenuto importante affrancarsi con un lavoro: che fosse il lavoretto per permettersi il nuovo disco della band preferita del momento, sia che si parlasse dell’impegno per contribuire a mantenere una famiglia. Da quando poi questa importante festa è diventata per molti il giorno del Concertone di Roma, mi spiace, ma disaffezionarmi totalmente è stato veramente un attimo. Resiste la gioia per il classico repertorio musicale che posso godere in Piazza Piccola a Sassuolo, grazie alla sempre meravigliosa Banda cittadina.
Quest’anno, però, per stare a tema di musica e 1° Maggio, c’è stata un’occasione speciale. Mi perdonino gli amici e conoscenti che militano nei gruppi “combat” del folk rock italico, ma io non reggo più da anni quella che troppo spesso diviene sciatta retorica da sinistra tronfia e moralmente superiore, ma ahimè invertebrata, fine a se stessa, da manuale e quindi dogmatica, quanto spesso un po’ ipocrita che esce dai palchi dei concertoni del 1° maggio. Quindi da anni non li seguo: i concerti e nemmeno questi artisti. Sia chiaro, mica ce l’ho con loro e con il loro mestiere, però non m’interessa, come immagino a loro non interessi moltissimo di come io organizzi i ritiri e le spedizioni di camion di piastrelle. Per quelli che ci credono veramente in quello che dicono da quel palco, beh, meglio così: fortuna che qualcuno c’è ancora. (Su questo argomento mi permetto di segnalarvi un interessante punto di vista di un musicista, che mi sento anche di condividere, per quanto ne so: qui).

L’occasione speciale è stata quella che si è consumata nell’uggioso tardo pomeriggio del 1° maggio 2016, in quel di Fiorano M. al Teatro Astoria. Uno spettacolo, concerto, approfondimento sulla figura di David Bowie, artista da poco scomparso, con l’ovvio codazzo di cordoglio più o meno sentito e stracciamento di vesti dei fan più accaniti, per una perdita, che va ammesso, il mondo della musica non poteva e non può che celebrare come grave e tracciante.

Arrivo qualche minuto prima dell’orario ufficiale d’inizio, ma come al solito gli orari non vengono rispettati (ed io penso che, questo sia un brutto difetto, da smettere o almeno da limitare, ma questo è un altro discorso…) e così ho il tempo di vedere la sala del capiente teatro fioranese, riempirsi in platea fino a rendere necessario aprire anche il loggione, in previsione chiuso. Affluenza sopra le aspettative, anche le mie, lo ammetto! Non posso che leggerlo come un buon segnale, in supporto al mantra #schiodailculodaldivano che propino ormai da un po’.
Alessandro “Corbi” Corbelli, voce ormai fra le più note sulle frequenze di Radio Antenna 1, fa con ottimo mestiere e presenza da narratore, mentre Gillo & the Starmen si occupano di riprodure live in maniera piuttosto fedele e calda, alcuni dei maggiori successi dell’artista britannico. Diciamolo senza remore: fantastici! Si parte dall’inizio, gli anni ’60, e si arriva agli anni ’80, poi con un balzo, saltando i ’90 (anche se un accenno a Nathan Adler io lo avrei fatto…ma queste sono pugnette da Antennauniani incalliti e spaccapalle), si va alla conclusione della carriera e della vita di colui che colorò la fantasia di più generazioni, con musica e personaggi fra i più originali che la storia del pop e del rock possano ricordare. David Bowie, non credo vi debba esser spiegato e/o raccontato, in tal caso, meglio presenziare alla prossima occasione in cui verrà bissata questa iniziativa titolata “Music Is My Radar” dedicata a lui, senza dimenticare quelle che prendono di mira altri grandi artisti e/o band.

Dopo circa un paio d’ore esco commosso (che solo lì ho capito che Bowie è morto per davvero), per il video di Lazarus che chiude il tutto e con le mani dolenti per gli applausi che ho condiviso con la sala zeppa di un pubblico eterogeneo per età ed estrazione (si dice così, no, per dire che ce n’era di tutti i colori, finanche bimbi…il mio compreso?) e assetato di…di…di…cultura? Forse, non so se questo sia il termine giusto. Che non sia meglio utilizzarne uno più poetico e che di mio preferisco di gran lunga? Che ne dite di: passione? Perché è questo quello che guida ad un’iniziativa del genere e credo che sia questa a riempire un teatro, come accaduto ieri pomeriggio, a pensare di idearla e di faticare per realizzarla. Certo il cattivo tempo, il nome di Bowie: ma sono straconvinto che senza Radio Antenna 1 o Radio Antenna Uno Rockstation, come si chiamava fino ad un paio di lustri fa, certe cose non sarebbero mai potute accadere in questo angolino di Padania in cui rieccheggiano il ruggito di motori da sogno e le pacche delle presse dell’industria ceramica. Radio Antenna 1, che ho avuto la fortuna di vivere in anni meravigliosi e di poter continuare a frequentare ora, è un gioiello di libertà che temo da sempre venga sottovalutata. Dalle nostre parti, forse, si tende a darla per scontata. Male…
Un amico, qualche tempo fa mi disse che riteneva ormai superfluo tenere in vita una realtà del genere, quantomeno sarebbe stato meglio abbandonare la forma standard dell’ FM, per abbattere costi da investirsi in una più pratica e leggera webradio. Lo dissi allora e lo ripeto oggi: tutto molto saggio, forse tecnicamente, finanziariamente, tatticamente, logicamente ineccepibile, ma NO! Sarò un nostalgico, uno che ama ancora far girare vinili o almeno CD e che Spotify lo usa senza problemi, ma se proprio non può farne a meno, che adora ancora toccare e sfogliare libretti e copertine, ma al netto di questo, credo che senza quella frequenza gracchiante un tempo sui 104.700 ora sui 101.3 FM, le cose non sarebbero andate così. A volte le cose vanno toccate con mano, devono essere fisicamente presenti per influenzare: devono lasciare una scia, come lumache che non puoi proprio dire non siano passate, anche se non le hai viste, nonostante ci abbiano messo una vita, perché il segno è lì! Credo che la storia di Antenna Uno/1 ne sia testimonianza, con ciò che ha lasciato in passato e che continua a seminare nononstante le nuove abitudini un po’ ce l’abbiano con lei. Non senza egoismo, sia come fruitore di ascolti che da utilizzatore di spazio, ritengo quindi Antenna 1 un baluardo culturale e di libertà imprescindibile per quella che ai politici locali piace citare come Città Distretto. Non solo Fiorano, ma l’intera provincia sud di Modena e la pedemontana fino a Reggio E., sconfinando, quando il vento dice bene fino alle rive del Po e sotto gli alberi di duroni di Vignola. Tante cose si possono migliorare, modificare e cambiare. Forse molte DEVONO (!!!) essere riviste, ma non la passione. Quella no! E il teatro pieno di ieri sera, credo ne sia testimone.

Penso che i “ragazzi” di Antenna 1 debbano obbligarsi a uscire dalla trappola di sentirsi al sicuro nei propri panni, ma ciò non toglie che non posso che suggerirvi di seguirli, aiutarli e perché no, di unirvi a loro, che c’è un gran bisogno di uscire dal coro e della genuina passione, con cui continuano a schiodare il culo dal divano.

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