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Più che altro per non dimenticar(Si)


“La porta di uscita è a SX”

IMG_CE001B1701Spero tanto il  Consigliere Comunale Gino Venturelli non s’offenda se mi permetto d’appropriarmi per titolare questo post e senza previa autorizzazione di  questo suo aforisma, comparso all’indomani del fallito Referendum sulle trivellazioni sul suo profilo Facebook e tantomeno si senta infastidito per il fatto che lo tiri in ballo per questa mia riflessione, che oramai s’è da mesi consolidata in convinzione. In realtà, a dispetto di chi giudica ingenua o al contrario arrogante, comunque fuori luogo questa affermazione, ritengo che non solo sia legittima e infarcita di politica pura, ma che l’unico aggettivo con la quale la si può definire  sia “sincera”, sostituibile al limite con “onesta”.

C’è poco da girarci intorno, quello che viene utilizzato come sfottò da Gino, che da qui in poi cercherò di lasciare in pace, perché il problema non è lui e dunque il suo ruolo di capro espiatorio è ora giunto al termine, è solo un pensiero molto comune e che comunemente viene supportato coi fatti: c’è sempre meno posto per idee di sinistra all’interno di questo Partito, dove chi le sostiene, da fastidio. La porta è lì, se non vi va bene come stanno andando le cose, potete uscire. Non vorrei risultare malizioso, ma a me il messaggio pare chiaro da un po’. Quelli che essere di sinistra vuol dire perdere, che essere di sinistra vuol dire non decidere mai e roba del genere gongolano, salutati con cialtroni messaggi da bar  tipo l’ormai celeberrimo #ciaone. Il confronto pare non poter più esistere, così come la politica. Se va bene si viene incanalati in infinite meline, regolarmente atte a smontare idee, stravolgendole, depotenziandole, se non è proprio possibile castrarle. Il consenso pare l’unico argomento. Anche su questo io qualche domanda me la porrei, perché con un po’ di arroganza forse s’è perso veramente il contatto anche con questo elemento, sottovalutando numeri che credo dovrebbero preoccupare. Ma non mettiamo troppa carne al fuoco e per il momento tralasciamo questo argomento.

A dire la verità, da un po’ di tempo a questa parte, mi piace poco usare la definizione “di sinistra”, anche se non sono per nulla d’accordo con chi insiste nel dire che la distinzione fra destra e sinistra sia superata totalmente dalla storia, anzi! Questo è probabilmente ciò che vogliono coloro che stanno traendo beneficio da questo ormai imbarazzante gioco delle tre carte, basato su definizioni, che poi vengono smentite dai fatti: la politica delle parole, contro la politica delle azioni; la bocca che dice il contrario di ciò che stanno facendo le mani. Tornando alle definizioni, direi ormai di preferire “progressista”, soprattutto perché trovo impossibile  riconoscermi nell’iconografico, spento e nostalgico essere di sinistra di chi non sa a mio dire canalizzare il dissenso e la critica in direzione possibile, ma solo in stucchevole, vacua e ipocrita autoreferenzialità.

Ma tornando dentro al PD, la domanda che mi viene spontanea è: perché avere paura di perdere, quando in realtà s’è già perso tutto o quasi tutto? Cosa avete vinto? Una medaglietta? Sarà, ma io di quelle non me ne faccio di nulla ed allora non riesco proprio ad avercela con chi fa la sua politica, ma al contrario rimango sbalordito ed a tratti disgustato dal bigotto “fedeli alla lineea” di chi sta piano, piano smontando la propria coscienza a beneficio di un’effimera vittoria. Cioè chi ormai da anni si accontenta di vedere la propria bandiera piantata in vetta, senza ricordarsi che le bandiere sono simboli e molto di ciò che questa ha rappresentato è stato buttato nell’immondezzaio.

Discutendo online con l’amico Enrico Sighinolfi,  facevo ieri presente che (riprendo per comodità il mio post): il problema è quello che nel nostro piccolo vogliamo ottenere dalla politica, anche solo a livello di gratificazioni personali: il partito delle medagliette è quello che ci ha portato al partito in cui ci invitano ormai esplicitamente ad andarcene (dalla porta in fondo a sinistra). Una parte a cui si è lasciato occupare tutto e fare tabula rasa del resto, che oltre a storia e risorse, militanti e valori, era ed è anche rappresentativa. Il problema sono quelli che per responsabilità non hanno saputo e continuano a non dire la propria, perché sennò si perde e nel frattempo contribuiscono a far vincere un partito che dice sempre più l’opposto di quello che singolarmente molti pensano. Ma vaffanculo alle pacchiane motivazioni travestite da fini analisi: qui si parla di modelli di riferimento e dell’idea di come si vorrebbe la società del futuro, sia a livello ambientale, che sociale. Qui, checchè se ne dica, si parla di destra e sinistra, che si sono fuse per vincere! Io sono di sinistra e credo che a sinistra sia la soluzione. Molte delle persone di sinistra che conosco, sia nell’intransigenza extraparlamentare che nel lassismo codardo e smidollato interno al PD, in realtà si comportano come persone di destra. Smidollati e senza coraggio, ma pieni di medagliette.

Vorrei consolare fin d’ora chi vorrebbe vedermi prendere d’infilata quella porta in fondo a sinistra, perché ciò non è in programma. Naturalmente non sono uno che intende incatenarsi a poltrone o ad altro, quindi, se qualcuno volesse “accompagnarmi” all’uscita, non opporrei resitenza, ma con buona pace di chi spera e prega ormai da un po’ che ciò accada, non ce l’ho in conto, anche per rispetto di coloro a cui ho chiesto il voto e che con fiducia me l’hanno dato alle ultime amministrative sassolesi, oltre che delle mie idee che come scrivevo un paio di anni fa in campagna elettorale:

…perché credo nella politica dei partiti e non credo nei messia; perché continuo a sognare un forte partito di centro-sinistra, a vocazione europeista, capace di tradurre in chiave moderna le storiche istanze della sinistra…

Nonostante tutte le insoddisfazioni politiche del momento (e sono tante, a volte oserei dire, troppe) e le convinzioni di comodo di molti, vi garantisco che non mi sento e non sono antirenziano (anche se il disgustoso appello all’astensione sul referendum mi ci ha spinto molto vicino), perché non mi piace essere anti (fa eccezione che conferma la regola l’essere convinto antifascista) e so prendere il buono anche se arriva da una parte distante da quella in cui mi sento più a mio agio; sono cocciuto, ma quasi sempre so accettare il fatto che il giusto non possa ragionevolmente essere sempre dalla mia, così come ritengo di essere mediamente poco  ipocrita e, per quanto superfluo visto che risaputo, devo ammettere di non essere un detrattore a tutto tondo, ma nemmeno un fan sfegatato dell’attuale Presidente del Consiglio e Segretario Nazionale del PD. Che se poi devo fare il tifo vado allo stadio, non in Consiglio Comunale.

In conclusione, spero mi si perdoni un po’ di sfrontatezza e consueta sgodevolezza, ma vorrei ricordare che le cose possono cambiare  e che se è vero che c’è una porta d’uscita in fondo a sinistra, guardando bene se ne può vedere una anche in fondo a destra.

 

 



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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