“Chi ha rubato le strade ai bambini?” recita il cantutore Giancarlo Frigieri in una delle sue canzoni di qualche anno fa, brano infarcito di una retorica forse un po’ piaciona, ma che mi par di poter dire sana…perché poi, i ricordi, si sa, hanno un sapore univoco legato al sedimento che lasciano nella nostra memoria.
Il titolo della canzone di Gianca, m’è tornato in mente pochi giorni fa e m’è impossibile non canticchiarne il testo a ripetizione oramai da allora, cioè dopo che mi sono concesso con la famiglia una bella gita a Venezia, città in cui vive una famiglia di amici che abbiamo colto l’occasione per andare a visitare. Fin qui tutto bene: ordinaria storia di un’Italia piccolo borghese che esiste ancora, nonostante crisi e drammi sociali, tragedie umanitarie e guerre sparse nel mondo, Referendum e scontri politici e chi più ne ha più ne metta.
Me lo raccontava al telefono, l’amico d’infanzia Matteo, che la Venezia in cui viveva era differente da quella che molti di noi avevano in mente, anche per chi, come me, quella città la conosce forse un briciolo di più del livello turistico, grazie alle decine di giornate passate fra Bacheri, Campi e Calle in particolare a cavallo fra gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Una Venezia più verde, meno affollata…più provinciale e forse meno ricca di tesori, ma decisamente più vivibile, soprattutto se hai figli con meno di 10 anni: la Venezia di Sant’Elena.
I bambini e la loro libertà di giocare per strada a Sant’Elena riportano in un baleno ai nostri anni ’70/’80, insomma a quando eravamo bambinetti noi che ora viaggiamo intorno ai 40. L’ovvia assenza di automobili (spero che per tutti sia ovvio che a Venezia le macchine non ci sono), la quasi assenza di canali e un parco che prende l’intera lunghezza della laguna che si affaccia a sud, rendono quest’isola della città della serenissima, un posto perfetto per scorribande infantili. Ed è impressionante vedere la naturalezza con cui i genitori offrono serenamente questa dimenticata, anzi, oserei dire desueta libertà ai propri figli, che giocanao imperterriti a calcio, a basket, a nascondino o sull’altalena nei campetti, fra gli alberi e nei parchi attrezzati a poche decine di metri dai vaporetti che trasudano turisti, che vanno e vengono dal Lido o da Murano, lì a due passi dai bellissimi Giardini della Biennale; turisti troppo impegnati a mantenere fede a integerrime e serrate tabelle di marcia per concedersi un ristoratore bagno di sole e tranquillità, su una delle tante panchine sparse ai piedi degli alti pini marittimi e il gioioso rumoreggiare di decine di bambini che possono recuperare il pallone calciato troppo forte, senza il timore di essere investiti.
Non è solo una questione di automobili, però. Almeno, a me pare evidente che questo sia solo una parte del problema, o meglio dell’aver risolto un problema. Non credo che noi delle città “normali” lasceremmo quella libertà ai nostri bambini, anche se (magari!) i nostri centri storici fossero finalmente mondati dalle puzzolenti e arroganti ondate di SUV in cerca del parcheggio in bocca alla commessa di turno e ci si rendesse conto che la civiltà passa anche dal restituire spazio alle persone, anche se più lente, ma magari con meno problemi di colesterolo, perché ancora capaci di fare alcune centinaia di metri a piedi. Serve proprio uno scatto fuori dalle ossessioni, dalle paure, che ormai dominano noi genitori e a causa delle quali costringiamo i nostri bambini sotto asfissianti campane di vetro, perfette a proteggerli dal cattivo di turno, quanto ad ammazzare la loro autonomia, il loro diritto ad imparare a cavarsela anche nelle difficoltà, il loro dovere a crescere stando attenti a non farsi del male o a mettersi in pericolo. Eliminare il rischio è impossibile, sarebbe bello poter tornare a sperare di migliorare la mentalità in tal senso.
Come recita Gianca nella sua canzone noi eravamo per strada negli anni di piombo, ma stando al sentore comune, ora sarebbe tutto più pericoloso, nonostante le strade da 30 anni in certi quartieri siano sempre uguali. Io non lo so chi ha rubato le strade ai bambini, oltre, appunto, alle automobili che sicuramente ci danno una bella botta e speriamo finalmente si capisca devono smetterla di rubare spazio e salute alle persone e in particolare ai bambini; forse solo la paura. Beh, mi fa piacere vedere che ci sono ancora posti, come Sant’Elena, a Venezia, dove oltre al traffico, pare non sia arrivata nemmeno l’ossessiva paura che qualcuno voglia fare del male ai nostri bambini, mentre probabilmente siamo noi a farglielo, privandoli della libertà di stare un po’ per i fatti loro a farsi le ossa, fosse anche a costo di rompersene qualcuna.


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