Seguo con interesse il dibattito che si è scatenato in questi giorni a cascata dell’eclatante gesto dell’artista “Blu“, che per impedire che i propri lavori di Street Art venissero scippati per essere compressi in una mostra, ha deciso di cancellare le sue opere.

Da qui il finimondo di commenti e come sempre l’ormai, pare, inevitabile radicalizzazione ultrà dei pro e/o dei contro. Penso però, che il discorso sia più ampio di quello che emerge nelle semplicistiche contrapposizioni e prenda in ballo una deriva idologica che pervade in maniera preoccupante la società in cui viviamo: l’arroganza individualista di chi pensa al mondo come un’estensione al proprio servizio e non come in realtà è, una complessa moltotudine di idee, pensieri, situazioni e mentalità, che se messe a tacere, impedirebbero di avere artisti come Blu in circolazione, ergo opere d’arte come le sue.
Non sono un esperto d’arte e tantomeno di Street Art, ma sono sempre rimasto affascinato e positivamente colpito oltre che dall’abilità artistica, dalla potenza comunicativa che i così detti Murales esprimevano, colorando e parlando con energia, arguzia e profondità a tutti: dal pendolare sul treno, allo studente secchione di ritorno dall’ennesimo 30 in giurisprudenza, all’anziana massaia diretta al mercato, al tossico, all’avvocato, al barbone…semplicemente a tutti, indistintamente.
L’arte serve per comunicare, abbellire, stimolare, far reagire e in questo caso l’arte è stata palesemente usata come forma di protesta verso un sistema che l’artista in questione esprime avversandolo. Non conosco personalmente Blu e non mi permetterei mai di addentrarmi con analisi specifiche sul significato dei suoi lavori: ho ricevuto stimoli, vedendoli e mi rifaccio a quelli.
Rimanendo alla base del gesto, credo che sia semplicemente parte della sua arte e per questo debba essere accettata: comunicare disagio verso un modo di vedere il mondo. Mi riallaccio dunque alla mia convinzione sopra espressa e sul fatto che ormai l’arroganza individualista spopoli anche subdolamente, senza lasciare altro spazio che all’io.
V’interessa veramente l’arte di Blu o piuttosto il vostro piacere nel poterne fruire? Badate, non è disquisizione da poco! Perché se rispettate l’artista, i suoi messaggi e non solo il vostro diritto a fruire della sua arte, non potete che, magari anche con mestizia e stizza, profonda soffernza per ciò che si perde di tangibile, accettare che la sua Street Art vinca ancora: anche nella sua distruzione. Perché penso che ciò non possa essere considerato il vezzo o il capriccio di un “bimbominkia“, come ho poco fa letto in uno dei tanti commenti sui social, magari in cerca di un colpo di scena o di visibilità (vendersi sarebbe stato più comodo secondo me e comunque non tutti si muovono nella logica dell’interesse monetario, fatevene una ragione), ma frutto e continuazione logica, coerente e quindi addirittura inevitabile del pensiero che ha permesso a quelle meraviglie (per me lo sono) di esistere. Blu avrebbe tradito se stesso e chi ama la sua arte se questa cosa non l’avesse fatta, non il contrario! Blu non è lì per voi, ma per dire la sua. E la sta dicendo: eccome!
Senza Blu e il suo desiderio espressivo quelle opere non sarebbero esistite, proprio come il forte messaggio che ora credo voglia lanciare, sacrificando anche parte di se stesso, in nome di un principio direi più alto: la sua Street Art.
L’individualismo, il diritto ad avere senza guadagnare, l’arroganza di chi crede che il mondo giri attorno a se ed alle proprie esigenze è forse una delle questioni che l’arte di Blu cercava di condannare, se la pretendevate gratificata sono convinto abbiate capito poco del suo messaggio, della sua arte e anche della Street Art. Meno di me, addirittura!


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