
Ieri sera, richiamato dall’eco mediatico e cogliendo al volo un’insperata finestra di tempo in un periodo piuttosto intenso che m’impedisce di seguire con attenzione l’attualità cinematografica (come vorrei, almeno), mi sono fiondato al cinema per recuperare la visione del lungometraggio vincitore dell’Oscar come miglior Film: “Spotlight” (Anche in questo caso in italiano si sono sentiti in obbligo di maccaronizzare il titolo, aggiungendo come premessa “Il caso”).
A dire il vero non sono uno di quelli che sta sveglio la notte per vedere chi vince cosa nella notte degli Oscar e non mi sono stupito più di tanto, anche alla luce di questo periodo di cui sopra, di non aver sentito parlare di questa pellicola, che quando ho sentito per radio che aveva vinto, d’istinto m’è sfuggito nella solitudine dell’abitacolo intento nell’ennessimo sorpasso ad un camion carico di piastrelle, un emblematico “Chi?!?!?”. Insomma, avevo sentito parlare del film solo nei giorni precedenti e avevo messo in fila con altre pellicole che sulla carta m’interessano di più, l’eventuale visione anche di questo.
Leggendone la trama, chiaramente un minimo di curiosità m’è sovvenuta, visto l’argomento, ma poi dentro di me è scattato il timore che in realtà si sarebbe trattato del solito polpettone all’americana sul genere “legal/investigation”, che un tempo mi facevano impazzire, ma poi col passare degli anni (mi pare) siano diventati tutti talmente uguali fra loro da stomacarmi e da rendermeli meno appetibili, al di là dell’argomento trattato.
Quando sono uscito dalla sala devo dire che questo mio dubbio e questa mia sensazione, questa mia personale stanchezza nei confronti di un certo tipo di film, m’ha fatto un po’ sbottare e soprattutto m’ha fatto ripensare ad un film inchiesta uscito recentemente e che invece avevo gradito parecchio, per il modo in cui aveva saputo rinfrescare il genere, con alcune piccole ma fondamentali trovate… “The Big Short”, altro lavoro premiato nella kermesse statunitense, seppur con un importante ma decisamente inferiore premio: quello per la miglior sceneggiatura non originale.
Detto questo mi s’è ripresentata una domanda ancor prima di arrivare al parcheggio, la stessa che mi ero posto nel pomeriggio mentre cercavo informazioni sugli orari e sulle sale che proiettavano il film “campione del mondo”, ma questa volta non stizzito dalla scarsa offerta e quindi dal rendermi più difficile vedere il film, quindi da una mera questione organizzativa, ma in modo più insistente, cervellotico e malizioso: come mai solo una sala in tutta la zona di Modena e provincia Sud, che seppur rimanga la mia preferita in zona, è di gran lunga meno blasonata e meno “importante” delle ormai consuete, celeberrime e rinomate multisala? Da lì inevitabile chiedersi: ma è davvero (solo) colpa mia e della mia distrazione non aver sentito parlare di questo film prima di ieri l’altro che ora ci troviamo vincitore dell’Oscar???
Scatta la curiosità dei numeri. Lasciamo perdere il fenomeno Zalone (dai dati che leggo intorno ai 70milioni d’incasso), che poi mi dicono che sono snob, ed anche l’evento Star Wars (circa 25milioni), ma prendiamo a paragone un “Bridge of Spies”, altra storiona (non quella del caviale eh, ma si legga una storia imponente, grossa, lunga), premiata per il miglior attore non protagoista (non ci capisco quasi niente, ma sono d’accordo con la scelta), che ha incassato circa 10milioni, stando ai dati di un paio di settimane fa e all’Italia. Sapete quanto ha incassato “Spotlight”? A ieri 1milione e mezzo circa…ma sorattutto perché si faticava a trovarlo al cinema?
Da qui la malizia si scatena e inizio a girare intorno alla convinzione che forse l’Oscar volesse premiare l’argomento più che la pellicola? Anche ad Hollywood si son messi a fare “politica”? Oppure noi dovremmo smetterla di fare come quelli del film…dovremmo smetterla di tirare dritto e chiedere conto del perché non siamo in grado di vedere i problemi quando ci sono e di parlarne serenamente, invece che insabbiarli, anche se questo rischia di destabilizzare le nostre convinzioni più profonde e culturalmente radicate?
Se la nostra cultura personale, la nostra storia si poggiano su fondamenta forti, resistenti, perché difendere chi approfittandone la sminuisce, la consuma, la smentisce? Perché non si ha il coraggio di dare voce ai fatti? Perché continuiamo a chiudere gli occhi e preferiamo rischiare d’incappare in atrocità, piuttosto che chieder conto a chi pretende di parlar di “naturale”, quando non fa altro che imporsi e subire “l’innaturale”, per poi reagirvi finendo per fare del male e, ciliegina sulla torta, per farla franca? Non poche mele marce, come continuano e continuiamo a raccontarci (che comunque sarebbero un enorme problema), ma i dati elencati in questo film che a tutti gli effetti diventa documentario, cioè di una stima al ribasso di almeno il 6% di mele marce? Accettereste sul serio una cassetta con 6 mele marce ogni 100 (ma poi salta fuori che in alcuni casi sfortunati diventavano anche 20/25)? Io non credo…eppure la paura di dire la verità, di staccarsi da una comoda routine, di scontrarsi con i “secoli”, di parlare con la nonna e quindi di farla soffrire, pare imponga d’ingoiarle pure quelle mele marce: in silenzio e senza protestare. Senza chiedere giustizia per la truffa subita. Quel fruttivendolo è talmente comodo che preferisco giustificarlo, piuttosto che prendermi la briga di non comprare più da lui, di non fidarmi più di lui, di liberarmi di lui…figuriamoci di chiedere che venga punito per il male che ha fatto.
Siamo dei folli! Siamo dei folli che preferiscono tirare dritto, invece che fermarsi e chiedere conto, di ragionare al di fuori della pigrizia e di quella che sempre più è pura superstizione, quella sì innaturale, anzi inumana, inaccettabile. La sofferenza di amici, cari, addirittura bambini in cambio del conforto della tradizione, dell’abitudine, della normalità, del “naturale”…se questa è fede, io sono profondamente infedele. Se questo è Dio, io sono profondamente ateo. Se questo è il il normale, il naturale, sono convintamente sovversivo! Se per non vedere, per paura, preferite andare sempre dritto, io v’avviso, se posso vi faccio lo sgambetto.

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