Non è ancora passato un anno e anche se so che non dovrei, mi sento al sicuro.
Non lo sono ed è molto rischioso non avere nemmeno un po’ di paura, perché già un’altra volta sono rimasto fregato: tre, forse quattro anni, per poi ricaderci in maniera profonda, stupida e per troppo tempo apparentemente irrimediabile.
Aprile: tosse, malessere che dura da mesi e che nonostante cure da cavallo non mi lasciano in pace. Vedo il mozzicone cadere nel tombino, lanciato con disgusto quando ancora doveva arrivare a metà. L’avidità di certe occasioni sostituita con l’impazienza di sbarazzarsi della pratica. Un’idiozia. Più che un vizio: uno stupido passatempo che diventà subdolamente schiavitù dei gesti, dei riti e dell’abitudinarietà.
Non nego un certo piacere in qualche occasione, almeno mi pare, perché poi in realtà non riesco a consolidarlo nella mia mente come tale. Molto più sostanziosa, solida e pressante la sensazione di ansia, ogni qualvolta si avvicinava il momento di aderire al cerimoniale.
Smarcarsi da quello che si sta facendo, assicurarsi di non essere di disturbo a nessuno e procedere con movimenti imbarazzati. Di giorno in giorno cresceva l’idea di essere clandestini, di fare qualcosa di sbagliato: il desiderio di nascondersi; almeno dai bimbi, che mi guardano ed io cosa gli dico? Come glielo spiego e con quale credibilità cercherò di trasmettere loro valori di rispetto anche per se stessi e per la propia salute?
Però cedi: autoindulgenza. Di qualcosa si deve pure morire. Che stupidaggine…certo, magari fra due secondi sotto un meteorite, ma ciò non significa nulla sull’ora. Sul perché lo fai e sul perché non riesci a liberartene.
Rimane solo l’odore disgustoso, una bocca piallata, un po’ di cenere e il conto alla rovescia fino alla prossima volta, forzandosi per non esagerare.
Aprile: primavera che inizia. Tiepido con dietro un inverno che ti costringe ai geloni alle mani, se proprio non la vuoi piantare. L’estate sarà più clemente. Ma preferisci fidarti di chi ti dice che sentirai di nuovo il profumo dei fiori e il sapore delle fragole. Anche queste son poi scus,e, perché è ovvio che ormai s’è radicato in te che non ha più senso e ancora meno ne ha forzarsi ad essere imperfetto, a tenersi stretti ad una scappatoia, al potersi vantare di avere dei limiti. Come se questi frivoli e stupidi coprissero o attenuassero quelli seri, quelli che davvero dovrebbero farti pensare e anche star male.
L’ultimo mozzicone, giù per il tombino. Era domenica mattina. Poi basta, per adesso, ma speriamo per sempre. Mai fumate 30 sigarette in giorno, da quel che mi ricordo, forse qualche volta per caso in notti infinite ed esagerate, ma certo non d’abitudine. Insomma: ue o tre volte nella vita, forse. Di solito quattro, cinque…forse sei. Dieci per avere cerchioni il giorno dopo. Ma trenta al giorno adesso riesco a farne senza morire: di vasche in piscina, che a me vien da dire che sia meglio. Quantomeno son soddisfazioni.

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