Sono passate ormai un paio di settimane, ma non pretendendo di giocare sull’attualitità, credo assolutamente valga la pena tornare su una bella serata che ho vissuto recentemente.
Ho passato l’intera settimana precedente sperando di trovare qualcuno che volesse venire con me, ma purtroppo m’è andata male…come al solito, mi verrebbe da dire. Questa volta l’avvenimento mi dava sentori, però, se non “d’imperdibile”, almeno di “se non vado sono un asino” e così mi organizzo e dopo essermi rassegnato all’ennesima attività ludica/intrattenitiva in solitaria, parto alla volta di Correggio.
È sabato sera e lascio la casa a pancia vuota per arrivare in orario. La Panda Rossa è abituata alla strada almeno fino a metà tragitto, visto che ripercorro le strade che si allungano fuori dal reticolato di capannoni di Piastrella Valley, che normalmente mi portano sul posto di lavoro, incuneandosi, poi, fra i fossi e le campagne della prima bassa padana. Inverno caldo…fossi…campagna emiliana: cazzo lo sapevo! Nebbia!!! Così fitta, come dicono dalle nostre parti, da tagliarla col coltello.
Strabico e non prima di aver sbagliato almeno due o tre volte strada arrivo finalmente al Dude Studio di Correggio. Entro, confermo l’identità a chi controlla le prenotazioni e vengo solleticato dal lauto buffet che piano, piano prende forma davanti ai miei occhi: non ho cenato e non mi ricordavo di questo particolare del Buffet: sono naturalmente molto felice!
L’atmosfera è molto imbarazzata, o forse io lo sono, anche perché non conosco nessuno (e ammetto che la cosa mi stupisce alquanto), ma mi libero della timidezza e sistemo la giacca nello stendino apposito lì di fianco al grande mixer dello studio, sbircio come un bimbo curioso dall’altra parte dell’enorme vetrata. Si scorgono divani e strumenti, poi anche Gianca che s’intuisce stia lavorando di rifinitura, perché è lui che sono venuto ad ascoltare.
Qui lo ammetto, seguo da sempre (coi miei tempi) le gesta artistiche di Giancarlo (Frigieri), ma ormai son distratto o forse semplicemente non più fan (atico) di nulla, quindi non lo so nemmeno che è uscito un suo disco che per me è nuovo. Comunque son qui per ascoltare lui. 30 persone massimo, dentro lo studio di registrazione, con tutto lì a due passi, seduti su divanetti, come in un bel salotto. Anzi: in un bel salotto. Smaltisco lo stress da viaggio nebbioso a suon di salame e prosecco e riesco anche ad accaparrarmi un buon posto per godermi lo show.
Ora, se non avete mai visto un live di Giancarlo, dovete sapere che lui da qualche anno fa il cantautore, chitarra, voce e una serie di arnesi con cui registra e scanchera per crearsi una band virtuale ad accompagnarlo. Suono semplice, ma pieno e la sua voce che conosco bene.
Non vi sto a fare una recensione del concerto perché non avrebbe senso e poi perché ho smesso da un po’ e secondo me ho fatto bene. Soprattutto, salvo qualcuno, non so a memoria i titoli delle canzoni e non so se questo giro la versione de “il Chiodo” è più veloce o più lenta del disco, tantomeno se l’arrangiamento di “Chi ha rubato le strade ai bambini” è cambiato. Dico solo che pensavo di continuo che Gianca è davvero bravo. Lo pensavo anche quando in un paio di canzoni che non mi piacevano da diventar matto mi è calata un po’ la palpebra, che il divano e l’ambiente casalingo, il salame ed il prosecco, il caldino e il fatto che io di sera non tengo più botta, aiutavano a distrarsi un po’ da lui. Anche quello è stato piacevole, perché poi quando la canzone finiva, mancava qualcosa e ripensandoci mi era piaciuta.
Gianca è davvero bravo (non è che mi piace: è proprio bravo!), anche quando racconta le storie di Gorizia (la città) o di Maenza (il lottatore), protagonista di uno dei suoi vide ed io mi diverto moltissimo, apprezzo da matti l’iniziativa e credo che quelli dello studio abbiano avuto una bellissima idea.
Finito il live, riacciuffo il calice di vetro con il bigliettino su cui è scritto il mio nome attaccato allo stelo (sì, ognuno dei partecipanti aveva il suo calice di vetro pronto su un tavolino), scambio due chiacchiere con un ragazzo sulla radio e poi con Gianca mentre fa su la sua roba, pronto come me a rituffarsi in un viaggio da voltastomaco, fra tagliente umidità condensata.
Era il 30 gennaio 2016 e soprattutto ne valeva la pena e confermo: se non andavo ero proprio un asino!


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